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Ma cosa pensa George R.R. Martin di quella primissima scena di A Knight of the Seven Kingdoms?

di webmaster | Gen 20, 2026 | Tecnologia


ATTENZIONE: spoiler sul primo episodio di A Knight of the Seven Kingdoms

Quando gli spettatori più fedeli di Game of Thrones si sono sintonizzati su Hbo Max il 19 gennaio per vedere A Knight of the Seven Kingdoms forse si aspettavano molte cose, ma non di vedere il protagonista della serie – Ser Duncan l’Alto, interpretato da Peter Claffey – impegnato fin da subito in uno sforzo dei più immani. Il primo episodio del prequel ambientato a Westeros, infatti, inizia senza tanti fronzoli: il giovane Dunk seppellisce il suo mentore, il cavaliere errante Ser Arlan di Pennytree, vicino a un albero in un campo erboso; subito dopo, cerca di farsi coraggio e decide di diventare a sua volta un valoroso e stimato cavaliere. È a quel punto che, impugnata la spada del suo predecessore, tutta la scena si fa solenne ed epica, tanto che in sottofondo inizia sentirsi la mitica sigla di Game of Thrones, a sottolineare l’enfasi del momento. Il tutto dura molto poco, però, perché un rapido stacco di scena vediamo lo stesso Dunk che in modo ben poco cavalleresco defeca dietro a un albero, piegato praticamente su se stesso.

È un momento decisamente anti-climatico e anche qualcosa di decisamente inusuale in una serie, persino in una produzione Hbo, rete che negli anni ci ha abituato a rifuggire qualsiasi tipo dic censura. Sta di fatto che la stessa scena è anche abbastanza eloquente su tutto il tono della serie: pur appunto ambientata tra cavalieri, castelli e tornei, tutto è mantenuto piuttosto terra terra, in una commedia umana che parla di onore e onestà più che di lignaggi e potere. Dunque è chiaro che fin da subito lo showrunner di A Knight of the Seven Kingdoms, Ira Parker, abbia voluto settare il tono trasformandolo in una specie di avviso: non aspettatevi la pompa magna che siamo soliti associare a Westeros, sembra dire.

Ma a proposito di Westeros, che cosa ha pensato di questa specifica scena il creatore di tutto questo universo, George R.R. Martin, ovvero non solo l’autore delle Cronache del ghiaccio e del fuoco ma anche dei racconti da cui è tratta questa nuova serie? Ovviamente c’è stato qualcuno che è andato a chiederglielo: “Beh, è stata un po’ una sorpresa”, ha detto lo scrittore intervistato da Hollywood Reporter: “Non che i miei personaggi non facciano la cacca, ma non arrivo a descriverli fino a quel punto”. Da qui un certo senso di stupore: “Quando ho visto il montaggio non definitivo ho scritto: ‘Cos’è questa cosa? Da dove arriva? Non so se abbiamo proprio bisogno della cacca’. Ma ad Ira piaceva per non so quale motivo”.

Parker, da parte sua, sembra piuttosto convinto della sua licenza artistico-escatologica: “Nello script c’è scritto ‘Duncan sente nella sua testa una musica eroica’, che a quel punto non era necessariamente la sigla di Game of Thrones”, spiega lo showrunner: “Stava per sentire questa chiamata alla grandezza che tutti sentiamo quando decidiamo di fare qualcosa di difficile e mai fatto prima. È spaventoso ma ti dici: ‘Ok, ce la farò’. Quindi impugna la spada e ci sta pensando”. La realtà poi è un po’ diversa: “Ma la prospettiva di farlo davvero, di quanto è difficile e spaventoso gli contorce le budella. Perché non è ancora un eroe, capito? Volevamo dire che Dunk non è ancora un eroe ma solo un ragazzo nervoso dallo stomaco debole”. Questo, ovvero il percorso che da giovane qualunque lo porta a essere un cavaliero eroico, è in essenza l’arco narrativo di tutta questa stagione. Sintetizzato in un piccolo momento intimo. Per di più senza neanche carta igienica.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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