Schermo, porte e batteria: dove si vede il prezzo
Rispetto ai MacBook che costano qualche centinaia di euro in più, il Neo paga dazio soprattutto su ciò che vedi e tocchi tutto il giorno: schermo, porte, autonomia. Il display ha una diagonale inferiore rispetto all’Air 13,6 pollici, una risoluzione leggermente più bassa e cornici più spesse, pur mantenendo una luminosità di 500 nit che, all’atto pratico, basta per l’uso al chiuso e all’aperto senza drammi.
Le porte sono due, e non particolarmente generose: una moderna Usb 3 per dati e ricarica, una più vecchia Usb 2, che limita un po’ le possibilità se siete ancora il tipo di persona che attacca dischi esterni, hub, schede SD e compagnia cantante. Molti utenti vivono ormai felici nel cloud e non se ne accorgeranno nemmeno, ma chi viene da un laptop pieno di fori laterali potrebbe storcere il naso; la ricarica passa da entrambe, mentre il trasferimento dati serio è affidato solo alla porta più veloce.
La batteria è l’altro punto dove si capisce che stiamo parlando di un Mac economico: tecnologia agli ioni di litio da 36,5 wattora (invece di quella ai polimeri di litio da 56,8 o 72,4), capacità più contenuta, autonomia che, secondo le nostre impressioni, non regge la classica “giornata piena” se il carico di lavoro è intenso. Con un uso da ufficio molto accorto arrivi a sera, ma se iniziano a sommarsi browser con tante tab, videochiamate e un po’ di editing, le 8 ore diventano il tetto realistico.
Il calabrone che non dovrebbe volare
Il cuore del Neo è il chip A18 Pro, riciclato dall’iPhone ma messo qui a fare il lavoro sporco di un portatile vero. È il classico calabrone che, stando alla teoria, non dovrebbe volare, ma lui non lo sa: un processore nato per smartphone, inserito in una macchina da 700 euro, che però fa tranquillamente girare, anche tutti insieme, suite Adobe, software di montaggio video, gestione immagini, il classico arsenale da redazione moderna.
Nel nostro uso, e nelle prove dei colleghi più esigenti, non si è tirato indietro: editing su piccoli progetti video, grafica, programmi di gestione aziendale, multitasking spinto con decine di applicazioni aperte, e lui continua ad andare, magari senza i margini di un MacBook Pro, ma ben sopra le aspettative per la fascia di prezzo. È qui che il Neo inizia davvero a mettere in imbarazzo i portatili della fascia di prezzo più venduta, quella da 600-700 euro, che sulla carta promettono tanto, ma poi alla prova dei fatti cedono tra plastiche traballanti, ventole urlanti e lag sparsi. Se a questo sommiamo l’imminente crisi dei prezzi della memoria, capiamo perché molti produttori storici erano (e sono) preoccupati di questa invasione di campo da parte di Apple.


