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Mancano all’appello metà degli asteroidi abbastanza grandi da distruggere una città, ecco come la Nasa lavora per trovarli

di webmaster | Dic 21, 2025 | Tecnologia


Il 15 febbraio del 2013 un asteroide di 20 metri è scoppiato nel cielo sopra la cittadina russa di Chelyabinsk. Il suo angolo di ingresso nell’atmosfera lo aveva sottoposto ad un attrito elevato, facendolo esplodere a diverse decine di chilometri di altezza e salvando così il centro abitato. Ma anche così, gli effetti sono stati drammatici: l’esplosione, di potenza pari a oltre 500 chilotoni – più di quella totale di entrambe le bombe atomiche sganciate sul Giappone – produsse un’onda d’urto devastante, capace di danneggiare 3mila edifici, distruggere praticamente tutte le finestre della città, e mandare in ospedale oltre 1.500 persone.

Non ci furono vittime, ma fu per pura fortuna. E il diametro della meteora di Chelyabinsk non superava i 20 metri. Non ci piace pensarci, ma nello spazio si annidano pericoli molto peggiori: asteroidi lunghi centinaia di metri, o addirittura chilometri. Potenzialmente in grado di uccidere milioni di persone, o persino – nel caso di quelli più grandi – di distruggere ogni forma di vita sul nostro pianeta. Vengono definiti Potentially Hazardous Objects (o Pho), e in molti casi non ne conosciamo l’orbita, né possiamo calcolare il rischio che colpiscano il nostro pianeta nell’arco dei prossimi decenni. Fortunatamente, la Nasa è al lavoro per individuarli: è l’obiettivo del telescopio spaziale Neo Surveyor, che dovrebbe essere lanciato nel 2027 con l’obiettivo di individuare quel 50% di asteroidi potenzialmente pericolosi di cui si prevede l’esistenza, ma che non siamo in grado di osservare con gli strumenti attualmente disponibili.

Pericoli spaziali

È da tempo che gli Stati Uniti si preoccupano dei potenziali pericoli che possono arrivare dallo spazio. Nel 1998 il Congresso diede mandato alla Nasa di identificare almeno il 90% dei cosiddetti “planet killer”, asteroidi di diametro superiore ad un chilometro capaci di distruggere la vita sulla Terra in caso di collisione. L’obiettivo è stato raggiunto nel 2011, e fortunatamente nessuno degli oggetti individuati incrocerà l’orbita terrestre almeno per il prossimo secolo. Intanto 2005 il Congresso aveva alzato l’asticella, chiedendo all’agenzia spaziale americana di identificare anche il 90% dei cosiddetti city killer”, oggetti di diametro superiore ai 140 metri, che in caso di impatto avrebbero una potenza distruttiva sufficiente per annientare una grande città.

In questo caso, il compito è ben più complicato. Per prima cosa, ce ne sono molti di più. Ed essendo più piccoli, è anche più difficile individuarli e misurarne le dimensioni, soprattutto se – come capita circa nel 40% dei casi – sono composti di materiale poco riflettente. Molti di questi oggetti potenzialmente pericolosi spendono un quantitativo considerevole di tempo in un’orbita più interna rispetto a quella della Terra. E questo vuol dire che osservandoli da qui bisogna cercarli guardando in direzione del Sole, fatto che complica ulteriormente le cose, lasciando una brevissima finestra temporale (all’alba e al tramonto) per le osservazioni. E in effetti, i calcoli più recenti della Nasa stimano che dei 25mila asteroidi di oltre 140 metri che orbitano nei pressi della Terra (e che passano abbastanza vicino da rischiare di venirci addosso), ad oggi ne sono stati individuati meno del 50%. Percentuale che scende addirittura al 10% se si allarga il discorso agli oggetti fino a 50 metri, meno distruttivi, ma capaci di provocare danni ingenti se colpiscono direttamente un centro abitato.

Il Neo Surveyor

Nel 2005, il mandato ricevuto dalla Nasa non prevedeva un budget. E dovendo competere con le altre missioni dell’agenzia, per anni il progetto di un telescopio pensato specificamente per individuare i Potentially Hazardous Objects rimase in panchina. Questo fino al 2019, quando il progetto è stato finalmente finanziato (si dice sulla scia del cosiddetto 2019 ok”, l’asteroide di un centinaio di metri che ha “sfiorato” la Terra quell’anno con appena un giorno di preavviso) passando sotto l’egida del Planetary Defense Coordination Office. Nel frattempo, il telescopio ha cambiato nome tre volte: nato come progetto NeoCam (Neo sta per Near Earth Object), è diventata la missione Neo Surveillance con il via libera del 2019, e ora è noto come Neo Surveyor, ma le specifiche tecniche rimangono le stesse.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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