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Il futuro dello scrittore ai tempi dell’intelligenza artificiale? “Vedo un rovesciamento di fronti: questi modelli vanno addestrati con quantità di testi immani e non possiamo ‘dargliene in pasto’ di generati dalla da loro stessi, altrimenti iniziano a collassare. Per funzionare, quindi, non possono esser addestrati su testi generati dalla stessa Ai. Quindi è possibile che” in futuro “molti scrittori si trasformino in persone che compilano testi da far leggere all’intelligenza artificiale”, così da creare “una nuova figura professionale: quella dello scrittore competente”. A parlare è lo scrittore Marco Malvaldi, intervistato da Davide Campione nel programma ‘Pillole di Eta Beta’, condotto da Massimo Cerofolini ed in onda dal lunedì al venerdì, su Rai Radio1, alle 11.45.
Il suo nuovo lavoro, ‘Scimmia Sapiens’ (in uscita per Bompiani editore), pone al centro dell’attenzione proprio il tema dell’Ai. Quali sono i concetti che animano il testo? “Il primo concetto” del libro “è che l’Ai è in fin de’ conti una tecnologia, come ad esempio la stampa a caratteri mobili, un qualcosa che rende più veloci determinati compiti senza però poterli realizzare in autonomia”. Cosa intende dire? “Che se siamo incompetenti e lasciamo fare all’intelligenza artificiale questa è in grado di fare dei danni molto grandi”. Ha mai usato l’Ai nel suo lavoro di scrittore? “Sì – ha detto Malvaldi a Rai Radio1 – per fare ricerche approfondite ma anche come editor”. In che modo? “Ho provato a dargli un mio giallo da leggere chiedendogli di trovarmi degli errori”. Qual è stato il ‘responso’? “Me ne ha trovati un paio…”
FP


