Masters of the Universe: Revelation è tutto ciò che un reboot dovrebbe essere



Da Wired.it :

Il reboot della saga di He-Man è un prodotto nostalgico in purezza, che riesce a riagganciarsi a tutti gli elementi della serie originale costruendo però al contempo una storia nuova, avvincente e contemporanea

È buffo come spesso ci struggiamo di nostalgia per i cartoni animati della nostra infanzia ma, nella maggior parte dei casi, non ci ricordiamo quasi mai come si sono conclusi. È una riflessione particolarmente interessante se la si lega all’arrivo dal 23 luglio su Netflix di Masters of the Universe: Revelation, una serie animata che fa da seguito diretto al cult degli anni Ottanta He-Man e i dominatori dell’universo. Come se non fosse passato un solo giorno, questa nuova produzione si riaggancia all’originale di alcuni decenni fa proseguendo le sue vicende oltre la conclusione. Sì, anche perché come si conclude He-Man? In realtà le gesta dell’eroico biondino tutto muscoli e spada del potere non hanno una vera e propria conclusione, non c’è nessun epilogo che dà una degna chiusura a tutte le sue storie.

Kevin Smith, il bizzarro regista di film come Clerks: Commessi e Dogma, ma anche nerd assoluto e onnivoro, sfrutta proprio questo fatto per ricreare un seguito senza soluzione di continuità. Gli viene particolarmente facile perché l’universo di He-Man è qualcosa di rimasto fortemente saldo nell’immaginario collettivo: nel 1981 tutto iniziò con una linea di giocattoli della Mattel che, volendo sapientemente essere d’appeal per tutti i generi di pubblico, fondeva creature magiche ed elementi fantascientifici; poi vennero i 130 episodi della serie animata fra il 1983 e il 1985, replicati all’infinito negli anni successivi; ulteriori tentativi (il goffo film live-action con Dolph Lundgren del 1987, le nuove ma dimenticabili versioni animate del 1990 e del 2002) tennero poi viva una saga che si reggeva in piedi in realtà su sé stessa e che anzi, nell’epoca dei meme, è diventata ancora una volta centrale e diffusissima.

Forse proprio per questa sua riconoscibilità estrema, Smith ha deciso di fare qualcosa di diverso dal recente reboot, sempre firmato Netflix, di She-Ra, che invece riscrive tutto in chiave adolescenziale e inclusiva facendo ripartire da zero la storia. In Revelation appunto sfrutta al meglio tutti gli elementi preesistenti per dare sfogo a una creatività molto originale e contemporanea: già nel primo episodio una battaglia agguerrita sconquassa gli equilibri del pianeta Eternia, che in sostanza perde ogni risorsa magica; lo stesso gruppo di eroi si ritrova sfiduciato allo sbando, salvo poi anni dopo dover allearsi coi vecchi nemici per intraprendere una vera e propria mythic quest per rintracciare alcuni artefatti e, soprattutto, alcuni personaggi che costituiranno l’ultima speranza per salvare il mondo intero.

Smith e il suo team riescono a fare qualcosa che molti altri prima di loro hanno sbagliato in pieno, cioè costruire un reboot che sia al contempo estremamente coerente con la fonte originaria e potentemente innovativo e originale, dal sapore contemporaneo. Se da una parte vediamo ancora una volta la tigre Cringer che si nasconde sotto un tavolo impaurita o il folletto Orko con i suoi incantesimi sempre fallimentari, dall’altra scopriamo lati inediti della villain Evil-Lyn oppure intravediamo le fragilità e le perplessità di una guerriera come Teela, che ha il sospetto di essere tradita anche dalle forze del bene. È notevole soprattutto che, già dal titolo, che la serie si affranchi dalla presenza fin troppo ingombrante e stereotipica di He-Man, il quale pur presente lascia in modo ingegnoso il centro ad altre figure, soprattutto femminili, permettendo alla storia di approfondire storie laterali, andando alle origini di Grayskull o di mondi finora inesplorati come Preternia e Subternia.

Per i fan della prima ora Masters of the Universe: Revelation sarà un’ottima occasione di incontrare vecchie conoscenze, però migliorate da una trama più ambiziosa e sicuramente da uno stile d’animazione più dettagliato, tridimensionale (talvolta forse fin troppo sotto steroidi, dato che He-Man sembra a tratti Ken il guerriero). I neofiti, invece, si troveranno di fronte a una storia inedita di cui avranno tutti i punti di riferimento. L’unico peccato è che Netflix abbia deciso di lanciare la storia solo con cinque episodi, rimandando la seconda parte della prima stagione ai prossimi mesi. Eppure succede più in questi cinque episodi – compreso uno sconvolgente colpo di scena finale che rischia di stravolgere ulteriormente tutto questo universo narrativo – che in tante altre serie da dodici puntate. Masters of the Universe è il prodotto nostalgico in purezza che attendavamo da tempo, ora semplicemente ne vogliamo ancora.





[Fonte Wired.it]