Meta, il colosso tecnologico proprietario di WhatsApp, ha deciso di consentire agli utenti italiani di continuare ad accedere ad altri chatbot di intelligenza artificiale sulla piattaforma di messaggistica istantanea, in ottemperanza alla misura cautelare disposta dall’Antitrust italiano a fine dicembre. Secondo quanto riportato da Reuters online, Meta ha inviato una comunicazione a fornitori e sviluppatori, esonerando gli utenti italiani dai nuovi termini d’uso che entreranno in vigore il 15 gennaio.
I nuovi termini d’uso prevedono che gli utenti di WhatsApp, ad eccezione di quelli italiani, non potranno più utilizzare chatbot di terze parti come Copilot, ChatGpt e Perplexity, potendo accedere solo a Meta AI. Questa decisione è stata presa in seguito al procedimento avviato dall’Antitrust il 24 dicembre scorso, che ha chiesto a Meta di sospendere l’applicazione delle nuove regole che limitano l’integrazione dei chatbot di intelligenza artificiale di terze parti in WhatsApp Business, in quanto ritenute lesive della concorrenza e dannose per i consumatori.
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) aveva avviato un’istruttoria a luglio 2025 per presunto abuso di posizione dominante da parte di Meta. Nonostante l’annuncio di ricorso da parte di Meta, l’azienda ha deciso di rispettare l’ordine dell’Antitrust. La comunicazione inviata ai provider di intelligenza artificiale, come riportato da Reuters online, prevede che gli utenti italiani siano esentati dalle nuove regole in base al prefisso telefonico internazionale (+39), consentendo loro di continuare a utilizzare altri chatbot all’interno di WhatsApp.
Meta ha espresso disaccordo con la decisione dell’Antitrust, sostenendo che “la decisione dell’Autorità è infondata” e che “l’emergere di chatbot sulle nostre Business Api ha messo sotto pressione i nostri sistemi, che non erano stati progettati per supportare questo tipo di utilizzo”. L’azienda ha inoltre sottolineato che “l’Autorità italiana parte dal presupposto che WhatsApp sia, in qualche modo, un app store di fatto”, aggiungendo che “i canali di accesso al mercato per le aziende di IA sono gli app store, i loro siti web e le partnership di settore, non la piattaforma WhatsApp Business”.
La questione si inserisce nel più ampio contesto della regolamentazione delle piattaforme digitali e della protezione della concorrenza nel mercato dei servizi di messaggistica istantanea. L’esito di questo procedimento potrà avere implicazioni significative per il settore e per gli utenti di WhatsApp in Italia.
FP


