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Memento e i 25 anni di un racconto tragico e affascinante che diventa metafora della complessità della mente umana

di webmaster | Mar 16, 2026 | Tecnologia


Memento secondo alcuni è il miglior film mai creato da Christopher Nolan. Difficile dire se sia vero o no, ma quel che è certo, è che quel 16 marzo del 2001 il regista si fa conoscere al mondo, con un film assolutamente unico nel suo genere. Dopo un quarto di secolo l’odissea di Leonard Shelby rimane indimenticabile.

Un uomo distrutto alla caccia di un fantasma

Memento è ancora oggi uno dei migliori esempi di sorpresa cinematografica, tanto più importante perché legata ad un film dal budget abbastanza basso (meno di 10 milioni di dollari) poco reclamizzato, ma capace di segnare comunque un punto di svolta. Lo fu per il successo di pubblico e critica, fin dall’anteprima al Festival di Venezia del 2000, con tanto di standing ovation, poi confermata da ben 40 milioni di incasso, non poco per un film del genere. Fu frutto del passaparola, dell’home video che all’epoca era un jolly non da niente, e che sconfessò lo scetticismo di quelle Major che ne avevano rifiutato la distribuzione, scoraggiate dalla sua natura di opera autoriale radicale. Ma che film è Memento? Difficile ancora oggi più di quanto sembri dare una risposta chiara ed univoca, è un mix di generi (questa è la definizione più potabile) e il suo unire neo-noir, thriller psicologico, già allora fu un’indicazione chiara di quale sarebbe stato il percorso di lui, di Christopher Edward Nolan.

Memento porta la sua firma e quella del fratello Jonathan, che nel 1996, mentre sono in viaggio verso la Città degli Angeli, cominciano a lavorarci. Ma la struttura atipica, affascinante e totalmente priva di canonicità che renderà il film così speciale, emerge nel corso del tempo, mentre i due perfezionano lo script, i temi, i personaggi. I due fratelli inseriscono, a mano a mano che la versione definitiva prende forma, dei chiarissimi riferimenti non solo a Funes, o della memoria del grande Jorge Luis Borges, altro film sul concetto di prigione cognitiva. Appare chiaro infatti anche il legame con quel cinema, comunemente definito hard boiled, che a suo tempo rese leggenda Humprey Bogart. Non si può poi non citare Alan Resnais, Alfred Hitchcock, Stanley Kubrick ed Alan Parker. Ma questo non deve trarre in inganno, Memento è in tutto e per tutto un’opera che lascerà un segno indelebile perché genuina, vera, nuova, un labirinto di grandissima complessità e profondità, pareggiato solo dall’eccellenza della sua estetica.

La Sposa!

L’attrice e regista si prende tutti i rischi per dare vita a un frankensteiniano collage di horror, noir, love story, gangster movie. Da vedere ora al cinema

Al centro di Memento c’è Leonard Shelby (Guy Pierce), e la prima inquadratura già ci dice tutto dell’assoluta mancanza di normalità della sua vita. Shelby entra in un casolare abbandonato, assieme a Teddy (Joe Pantoliano), con in mano una polaroid. Sopra c’è Teddy e una frase sul non credere alle sue bugie e che “è lui è l’uomo che stai cercando”. Gli punta una pistola, lo incolpa della morte della moglie, Teddy nega, cerca di difendersi. Un grido, uno sparo, il buio. Poi tutto ricomincia, con la caccia ossessiva di Leonard verso chi uccise la moglie e gli causò una particolarissima forma di amnesia: l’amnesia anterograda. In pratica, ricorda solamente il passato e non può immagazzinare nuove informazioni se non per un periodo limitato di tempo, dopodiché il suo cervello resetta tutto. Usa tatuaggi, polaroid, post-it per creare una mappa che gli permetta di non dimenticare le sue giornate, chi incontra, i progressi della sua caccia a John G., così sa chiamarsi l’assassino che sta cercando.

Comincia per lo spettatore un viaggio dentro una narrazione ellittica, una spirale a doppio binario dove passato e presente, verità oggettiva e soggettiva, sogno e realtà si inseguono. Ogni scena dura 15 minuti, sono 22 sequenze in tutto e possono essere a colori o bianco e nero. Nel primo caso seguono la struttura mentale di Leonard, vanno a ritroso nel tempo, sono la parte soggettiva del racconto, le altre Christopher Nolan ce le mostra connesse ad una visione più oggettiva, ma tale divisione sfuma progressivamente, fino alla collisione sul finale. La narrazione soggettiva di Memento è scevra dall’onniscienza che usualmente uno spettatore (e un narratore in prima persona) impugna con sicurezza. Questo è un film sulla parzialità, quella della memoria di Leonard, quindi la nostra, con un puzzle che si completa (ma solo in parte) di fronte a noi, mentre lo vediamo perso dentro un gorgo torbido di non conoscenza, dubbi, illusioni.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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