Un video che celebra il progetto di NEOM
Proprio a Trojena sarebbero dovuti sorgere un circuito sciistico lungo 30 chilometri coperto da neve artificiale, un lago anch’esso costruito dall’uomo utile agli sport acquatici e fondamentale per rifornire l’interno complesso, oltre a una serie di attività ricettive di lusso per le quali erano stati messi sotto contratto di alcuni dei più noti architetti mondiali. Sia The Line che Trojena rientrano in un progetto più ampio, racchiuso nell’acronimo Neom, crasi di nèos, cioè “nuovo” in greco antico, e mustaqbal, “futuro” in arabo. Un investimento complessivo da 500 miliardi di dollari da parte del Public investment fund (Pif), il fondo sovrano saudita, che avrebbe dovuto ridisegnare l’intera provincia.
Ostacoli strutturali, “manipolazioni” dei costi e critiche concettuali al progetto
Nel comunicato che annuncia lo slittamento dei Giochi “a data da destinarsi”, si parla di un “nuovo percorso strategico” per lo sviluppo degli sport invernali nella regione, sottolineando che, nel frattempo, Riyad ospiterà eventi invernali di dimensioni più ridotte per sostenere l’attività sportiva e la partecipazione giovanile. Il rinvio, di cui si vociferava ormai da tempo, ha comunque attirato l’attenzione internazionale come possibile sintomo di problemi più profondi legati alla gestione dei megaprogetti sauditi. Già nel 2024 molti media internazionali hanno parlato di un sostanziale ridimensionamento di progetti come The Line, nonostante il governo saudita non abbia mai rilasciato comunicazioni ufficiali.
Per quanto riguarda Trojena, inchieste e articoli internazionali hanno documentato come siano state soprattutto le complessità strutturali ad allungare notevolmente i tempi di costruzione, causando uno sforamento del budget a cui neppure le tasche profondissime di Pif sono indifferenti. Per innevare artificialmente le piste, per esempio, la località avrebbe bisogno di pompe attive per tre mesi l’anno: necessità che comportano investimenti molto elevati, così come quelli per portare reti energetiche, trasporti, acqua, gestione delle acque reflue e comunicazioni nel deserto.
Nel 2023 un audit interno presentato al comitato di Neom e ripreso dal quotidiano finanziario Wall Street Journal spiegava come la data di termine definitivo del progetto fosse stata spostata addirittura al 2080, con un costo stimato di quasi 9mila miliardi di dollari, circa 18 volte la stima iniziale. Inoltre, secondo quanto riportato dalla testata, l’audit avrebbe segnalato “manipolazioni deliberate” di dati finanziari da parte di alcuni dirigenti per giustificare aumenti di spesa.

