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Meta, Google e le altre piattaforme social rischiano una valanga di cause in tutto il mondo dopo il verdetto sui danni causati dai loro servizi

di webmaster | Mar 26, 2026 | Tecnologia


La ragazza, nome di fantasia Kaley, avrà 3 milioni di dollari di risarcimenti danni da Meta e Google, destinati ad aumentare perché la giuria dovrà pronunciarsi ancora in via definitiva sul danno. Il risarcimento sarà così ripartito: 2,1 miliardi verranno dati da Meta e 900mila dollari da Google.

Quello di Los Angeles è un processo che ci riguarda tutti e che dal punto di vista legale apre varchi per cause analoghe in tutto il mondo.

Finora i Big Player avevano sempre trovato un accordo con le “vittime” evitando di avere precedenti che avrebbero potuto costituire una causa pilota, appunto. Questa volta Meta e Google non hanno voluto scendere a patti. Snapchat e Tiktok sì, convinti probabilmente di un esito favorevole che invece non è arrivato.

Un mese di udienze, documenti riservati, consulenze ingegneristiche e psicologiche hanno alla fine stabilito un principio giuridico di fondamentale importanza. Secondo la conclusione del tribunale, i social network hanno intenzionalmente creato dipendenza, soprattutto nei più giovani, per generare profitto, consapevoli dei danni che stavano provocando.

Crolla il copione dei rappresentanti dei social che a convegni di tutto il mondo recitavano il solito mantra: facciamo tutto il possibile per la sicurezza dei nostri utenti. Non era vero, lo sapevamo, ma non eravamo finora riusciti a dimostrarlo.

Una difesa che non regge più

Per anni i social network negli Stati Uniti si sono barricati dietro la falsa cortina di impunità dettata dalla Sezione 230 del Communications Decency Act che però in questo processo non c’entra granché. Non è entrata in gioco la responsabilità sui contenuti dei social, ma è stata messa al centro del processo la responsabilità algoritmica, le misure di sicurezza idonee che i titolari dei dati devono mettere in atto per proteggere i loro utenti.

Dal 2024 anche in Italia è pienamente in vigore il Digital Services Act, il regolamento europeo che ha come obiettivo proprio quello di rafforzare le tutele per gli utenti della Rete, soprattutto i più vulnerabili. Non è un caso che la Commissione Europea nelle sue conclusioni preliminari del 6 febbraio scorso ha stabilito che TikTok violi il Digital Services Act per il suo “design” che induce il cervello degli utenti, soprattutto minorenni, ad attivare la funzione “pilota automatico”, entrando nel vortice degli scroll infiniti che creano ansia, depressione, in una parola dipendenza (TikTok ha respinto le accuse, ndr). Le sanzioni in questo caso potranno arrivare fino al 6% del fatturato annuo.

Non c’entra la libertà di espressione dei social, la questione giuridica è diversa. Si tratta di mettere sul mercato prodotti che non siano pericolosi e che non siano rischiosi per la vita, soprattutto dei più piccoli. Quando è entrato in vigore l’obbligo di usare le cinture di sicurezza in macchina, l’industria dell’auto non è fallita, ma si è adeguata. Lo stesso vale per i social network che da oggi in poi dovranno cambiare rotta, a partire dal sistema di riconoscimento dell’età di chi si iscrive.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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