Un rischio per le future basi lunari?
Da quando l’idea di costruire basi lunari permanenti è emersa per la prima volta, diversi gruppi di ricerca hanno valutato i rischi per i futuri abitanti del satellite. Oggi le due minacce principali per gli insediamenti umani sono i lunamoti e proprio gli impatti dei meteoriti. Per i terremoti lunari, esistono piani per installare sismografi che aiutino a comprendere meglio il fenomeno; sul fronte dei meteoriti, invece, gli astronomi conoscono già la frequenza approssimativa degli impatti, ed eventi come quelli a cui ha assistito l’equipaggio di Artemis II vengono utilizzati per integrare i modelli esistenti.
Sulla Terra, l’atmosfera distrugge la maggior parte dei meteoriti prima che raggiungano il suolo. Solo gli oggetti spaziali più grandi riescono a bucare lo strato che circonda il nostro pianeta, uno scenario che fortunatamente si verifica molto di rado. Sulla Luna, al contrario, l’assenza di atmosfera fa sì che qualunque frammento di roccia spaziale finisca per colpire la superficie, come dimostrano le centinaia di milioni di crateri lunari.
Nell’esplorazione spaziale, anche oggetti molto piccoli possono rappresentare un pericolo. Un micrometeorite che viaggia a decine di chilometri al secondo, per esempio, può perforare materiali sottili o danneggiare apparecchiature essenziali. A quelle velocità, frammenti grandi anche solo pochi centimetri possono colpire come proiettili e compromettere un habitat. I corpi superiori al metro sono in grado di creare crateri e rappresentano quindi un rischio concreto, per quanto estremamente rari.
Le agenzie spaziali tengono già conto di tutte queste eventualità. Le future tute per l’esplorazione lunare saranno, per esempio, dotate di rivestimenti multistrato e sensori di pressione per ridurre il rischio di perforazioni da micrometeoriti. Gli habitat seguiranno la stessa logica e aggiungeranno schermature supplementari nelle zone più vulnerabili. Ma ci sono addirittura piani per costruire centri di ricerca all’interno di grotte e crateri, in modo da ridurre l’esposizione.
Alla Nasa prevale comunque la cautela. Il fatto che Artemis II abbia osservato sei impatti in meno di un giorno non significa che il rischio per le future missioni sia aumentato. Dopo tutto, era la prima volta nell’arco di decenni che un equipaggio osservava il lato nascosto della Luna in condizioni di oscurità totale, e la superficie del satellite viene colpita di continuo. La vera eccezione, semmai, è stata poter assistere al fenomeno in tempo reale con occhi umani.
Questo articolo è apparso originariamente su Wired en Español.


