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Mine nello stretto di Hormuz, l’arma a basso costo usata da 200 anni che può cambiare (di nuovo) lo scenario di guerra

di webmaster | Mar 14, 2026 | Tecnologia


Mine nello stretto di Hormuz per ampliare la linea dei combattimenti, renderla invisibile e imprevedibile, con il rischio reale e tangibile di un blocco totale per la navigazione. Con conseguenze che possono protrarsi per anni. Le mine navali sono un’arma usata ciclicamente in tutte le guerre, da secoli, dove a essere conteso è anche uno specchio di costa, un passaggio navale o uno stretto strategico. O a protezione di porti e per scongiurare attacchi con mezzi anfibi. Guerra di Crimea, guerre mondiali, Vietnam, Ucraina e adesso (di nuovo) il golfo Persico. L’Iran starebbe utilizzando imbarcazioni di ogni tipo per minare le acque dello stretto di Hormuz, con il rischio di una paralisi totale di una arteria fondamentale dei commerci mondiali.

E tra Shahed, missili teleguidati e tecnologie di ultima generazione con impiego di intelligenza artificiale (AI) e sistemi autonomi, adesso il rischio più grande viene da un’arma a basso costo, che si usa da più di duecento anni. E che può galleggiare a pelo d’acqua, essere ancorata al fondo, fluttuare in sospensione tra le onde. Pronta a esplodere in qualsiasi momento.

È in corso una vera e propria battaglia navale

Un’arma tanto vecchia quanto letale

Secondo un report del National Research Council statunitense, “le mine sono tra le armi più efficaci e letali che una forza navale possa impiegare”. Sostanzialmente per una serie di fattori. “Le mine sono incredibilmente efficaci come strumento per interrompere il traffico marittimo. Sono economiche, possono essere prodotte in grandi quantità, non richiedono sistemi di impiego complessi e possono essere posate da un’ampia gamma di diverse imbarcazioni”, spiega in un’intervista a Wired Italia Richard Dunley della University of New South Wales di Canberra. “I loro limiti principali sono che incidono solo su una specifica area di mare, sono generalmente non mobili e la maggior parte non può essere posata in acque davvero profonde. Queste limitazioni vengono ridotte al minimo se sono impiegate in vie d’acqua strategiche”, spiega Dunley che è esperto di strategia marittima e tecnologia navale.

Ed è proprio lo scenario di Hormuz a preoccupare per portata e conseguenze. “Le mine navali sono incredibilmente dirompenti, e lo stretto di Hormuz verrebbe di fatto chiuso finché non venisse completata con successo un’operazione di bonifica delle mine, cosa che sarebbe quasi impossibile da realizzare durante un conflitto armato”, spiega sempre a Wired Italia Mark Nevitt, oggi docente alla Emory University School of Law di Atlanta, ma con 20 anni di carriera militare nella US Navy. Un’altra caratteristica è che “sono incredibilmente difficili da individuare, dice Nevitt. Questo vuol dire che “è virtualmente impossibile garantire il passaggio sicuro di una petroliera se lo stretto di Hormuz fosse minato, a causa delle conseguenze potenzialmente catastrofiche”, spiega. “Se una petroliera colpisse una mina sarebbe disastroso e provocherebbe anche un grave disastro ambientale”, conclude.

Dalle guerre mondiali allo stretto di Hormuz

Le prime mine vennero messe a punto dall’inventore americano David Bushnell nel 1776. Di fatto, esistono da quando esistono gli Stati Uniti. Bushnell è lo stesso che un anno prima inventò il primo sottomarino militare. La prima mina aveva la forma di una botte di legno con polvere da sparo dentro, e una “tecnologia” di innesco fatta di una spoletta a contatto.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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