E quindi, OpenClaw e Moltbook rappresentano l’inizio di un futuro a base di bot autonomi in grado di assisterci concretamente e operativamente in ogni ambito professionale? Che svolgono per noi quelle noiose ma indispensabili mansioni di background che chiunque non abbia a disposizione un assistente umano è costretto a svolgere quotidianamente in prima persona? Bot talmente avanzati che potrebbero, secondo alcune ricostruzioni, un domani gestire la loro azienda personale e che poi, una volta staccato dal lavoro, si ritrovano su social network dove discutono dei loro dilemmi esistenziali da intelligenze artificiali?
A seconda di quale sia la vostra inclinazione nei confronti delle distopie cyberpunk, la risposta è per fortuna, o purtroppo, no. Prima di capire perché alcune dichiarazioni – secondo cui Moltbook rappresenta per esempio “la cosa più vicina a un’accelerazione fantascientifica che abbia visto” (come ha dichiarato il direttore AI di Tesla Andrej Karpathy) – facciamo un passo indietro: che cos’è OpenClaw, prima noto come Moltbot e ancora prima noto come Clawdbot?
Che cos’è OpenClaw
Semplificando, si tratta di un agente AI con cui possiamo comunicare su qualunque piattaforma di messaggistica e che può intervenire direttamente sul sistema operativo del nostro computer per svolgere operazioni pratiche come riordinare i documenti, aggiungere impegni al calendario, controllare l’email. È quindi un assistente artificiale con cui non ci limitiamo a dialogare, ma che può effettivamente fare delle cose. Dotato della capacità di memorizzare le nostre interazioni, OpenClaw può inoltre agire proattivamente, segnalandoci per esempio che il giorno dopo è prevista pioggia e dovremmo quindi spostare la nostra corsa mattutina in serata.
OpenClaw non è comunque autonomo nel senso forte del termine – non decide obiettivi da solo, ma esegue istruzioni e configurazioni definite dai suoi utenti – e nemmeno rappresenta una novità assoluta. Solo poche settimane fa, per esempio, Anthropic ha lanciato la versione beta di Claude Cowork, limitata per il momento agli utenti Max (minimo 100 dollari al mese). Basato sulla versione per programmatori Claude Code, Cowork è un agente che non si limita a rispondere in una chat, ma esegue in prima persona (se così si può dire) dei semplici compiti chiamati “task”, che anche in questo caso consistono soprattutto nella riorganizzazione di file, creazione di report, analisi delle email e tutto il resto.
Cowork rappresenta forse l’agente più efficace che sia stato fino a oggi sviluppato, ma non è assolutamente l’unico: il browser Atlas di OpenAI è basato su un bot che può (con molteplici limiti) navigare in autonomia il web per fare acquisti al posto nostro o cercare i voli migliori per la nostra destinazione. Qualcosa di molto simile sta avvenendo anche in Cina, dove i principali protagonisti dell’intelligenza artificiale – tra cui Alibaba, Tencent e Bytedance – stanno aggiornando i loro chatbot per integrare tutte le più avanzate funzioni “agentiche”.


