Cosa conteneva il dossier Baggio
Formazione tecnica, vivai, etica e comportamenti: erano i concetti chiave del Progetto Baggio presentato al comitato direttivo a Coverciano nel dicembre del 2010 e illustrato nelle settimane successive. Si parlava già in quel documento preliminare di qualità umane, potenziamento della scuola allenatori, corsi specifici per istruttori dei giovani calciatori e modernizzazione informatica come obiettivi prioritari (non gli unici). E di valorizzazione del talento, in uno sport che stava diventando sempre più fisico e schiacciato dalla tattica.
Test tecnici, libertà e rapporto con la palla
Uno dei punti chiave che riguardavano i piccoli calciatori era proprio l’idea di privilegiare la libertà di gioco. L’auspicio era quello di una riduzione della tattica nei bambini, con spazio alla tecnica individuale: palleggio, stop, dribbling e tutta una serie di fondamentali dei quali nel tempo si è persa l’importanza. E fin da subito l’introduzione di esercizi specifici per curare il rapporto con la palla e la visione di gioco. Meno fisicità, più creatività e intelligenza.
Formazione dei giovanissimi (e dei loro allenatori)
Educazione, non solo istruzione: nel dossier di Roberto Baggio un aspetto tutt’altro che marginale era il valore morale da trasmettere ai giovanissimi, così come quello di chi avrebbe dovuto trasmetterlo. Nel documento si leggeva di termini che oggi appaiono tristemente anacronistici: valori e comportamento, senso di responsabilità e equilibrio nei settori giovanili, e nuovi criteri di selezione per gli allenatori. Requisiti rigidi, percorsi di studi più approfonditi, meno improvvisazione, l’acquisizione di specifiche competenze educative e certificazioni più selettive. Una rivoluzione nel modo di allenare i giovanissimi, e ancor prima di affiancarli nel percorso di crescita. Attenti educatori, prima che fini tattici di pulcini. Formazione prima che competizione. E responsabilità sociale dell’atleta, anche il più giovane.
Scouting e distretti territoriali
A proposito dei giovanissimi, nel piano di Baggio gli osservatori piuttosto che lavorare in ordine sparso avrebbero fatto rete e sarebbero stati organizzati per un lavoro più metodico, e più efficace: suddivisione del territorio in 100 distretti federali, tecnici federali responsabili di ognuno di essi, più network, maggiore capacità di intercettare il talento e lavorare a lungo termine.
Didattica, ricerca e digitalizzazione
Roberto Baggio e il suo team di cinquanta collaboratori non sarebbero stati soli ma avrebbero fatto sistema con le realtà accademiche e formative. Università e ricerca a fianco della Federazione per la raccolta, l’organizzazione e lo sviluppo dei dati, la creazione di un centro studi, la digitalizzazione e l’uso innovativo dei numeri come base per l’ideazione di metodologie mirate e su misura nei distretti federali.
Big data e archivio federale
Uno sconfinato archivio digitale da incasellare con metodo e con il necessario background, immaginato quando il ruolo di data analyst applicato al calcio era ancora in una fase di evoluzione. Statistiche e video dai quali attingere in maniera più consapevole e organizzata, associata a uno sviluppo infrastrutturale e informatico, la ridefinizione (o piuttosto la scomparsa) dell’idea di periferia del calcio, l’innovazione dei criteri nell’interpretazione dei dati.
Riforme, idee e rimpianti: il progetto di Baggio che ci aveva visto lungo
Una rivoluzione gentile ma profonda, cominciando dalle basi per mirare in alto: etica e innovazione, invenzione e calcolo, libertà e osservazione. Idee astratte ma che l’allora presidente del Settore Tecnico federale argomentava in un piano concreto, dettagliato, fattuale. Del dossier Baggio rimase un faldone nel cassetto, l’aura da Santo Graal a cui ripensare in ogni occasione in cui il calcio italiano sembra sempre più lontano dal suo passato, e soprattutto dal suo futuro. Roberto Baggio lanciò un allarme molto tempo fa, quasi mille pagine di idee, progetti e ispirazioni. Cinque anni prima, nella finale di Berlino, l’Italia con la zuccata di Marco Materazzi alla Francia aveva segnato il suo ultimo gol in una partita della fase a eliminazione diretta ai Mondiali, anche se non lo sospettavamo. Se dovesse farne ai Mondiali del 2030, se dovessimo esserci, se dovessimo superare il girone, se dovessimo segnare di nuovo, da quel gol saranno passati ventiquattro anni.


