Da Wired.it :

La mummia era stata chiamata Golden boy. Non ne conosciamo il vero nome, ma abbiamo un’idea della sua posizione socio-economica mentre era in vita e dell’età che aveva quando è morto, oltre a sapere che era alto circa 128 centimetri, non era circonciso e che i suoi denti del giudizio non erano ancora spuntati. È stato anche possibile ricostruire in 3D gli amuleti assieme ai quali era stato seppellito: tutto questo senza aver dovuto intaccare le bende che lo avvolgono da più di duemila anni. Parliamo della mummia dissotterrata più di un secolo fa in Egitto e rimasta finora “indisturbata” nei sotterranei del museo del Cairo. La tecnica che ha reso possibile scoprire tutti questi dettagli in modo non invasivo si chiama tomografia computerizzata (Tc, prima nota come un tempo nota come tomografia assiale computerizzata-Tac) e i risultati relativi a questo studio sono stati pubblicati il 24 gennaio sulla rivista scientifica Frontiers of Medicine.

Perché Golden boy

La Tc consente di determinare il materiale del quale è costituito un certo oggetto misurandone la densità: “le densità della Tc – scrivono gli autori nel loro articolo – hanno indicato che 30 amuleti [dei 49 scoperti all’interno della mummia, nda] erano in metallo (probabilmente oro), mentre gli altri amuleti erano fatti di maiolica, pietre o argilla cotta”. L’utilizzo di oro, spiegano i ricercatori, indica un processo di mummificazione di alto pregio, indice di un elevato status socio-economico: ecco perché Golden boy. D’oro è anche la maschera che copre il volto del ragazzo e un amuleto ritrovato all’interno della sua bocca, che secondo i ricercatori rappresenterebbe la lingua del defunto e avrebbe dovuto garantirne la capacità di parlare una volta arrivato all’altro mondo.

Lo “scarabeo del cuore” stampato in 3D

Mentre i raggi X – sfruttati per lo studio delle mummie già a partire dalla fine del 1800 – consentono di produrre una singola immagine stampata in 2D su pellicola, la tomografia permette di produrre centinaia di proiezioni corrispondenti a sottili “fette” (sezioni) dell’oggetto che viene scansionato. In questo modo rende possibile la costruzione di modelli tridimensionali, come quello relativo al più grande dei 49 amuleti recentemente scoperti all’interno del Golden boy. Grazie alle dettagliate informazioni ottenute, i ricercatori hanno infatti potuto riprodurre in 3D l’amuleto a forma di scarabeo presente all’interno della cassa toracica del ragazzo: “lo scarabeo del cuore – spiega Sahar Saleem, prima autrice dello studio e docente all’università del Cairo – è menzionato nel capitolo 30 del Libro dei Morti: era importante nell’aldilà durante il giudizio del defunto”. Il modello 3D è ora esposto nella sala principale del museo della capitale, insieme all’intera mummia e alle bellissime immagini ottenute con la Tc. “Lo scarabeo del cuore – prosegue Saleem – metteva a tacere il cuore nel giorno del giudizio, in modo che non testimoniasse contro il defunto. Veniva posto all’interno della cavità del busto durante la mummificazione”. Sappiamo infatti che gli antichi egizi credevano che l’ingresso all’”aldilà” non fosse garantito per i defunti e che richiedesse un lungo e pericoloso viaggio attraverso gli inferi, seguito da un ultimo e definitivo giudizio. Ecco perché veniva dedicata tanta cura al processo di mummificazione e perché venivano messi a disposizione dello spirito del defunto tutti gli oggetti che si pensava potessero essergli utili durante il suo ultimo viaggio.

Il vantaggio di utilizzare la tomografia computerizzata per lo studio delle mummie, scrivono gli autori, è quindi quello di permettere l’accesso a molte informazioni dettagliate: “la tecnologia non invasiva -concludono gli autori – offre un’opportunità unica di conoscere meglio la vita e la morte nell’antico Egitto e apre nuove prospettive nello studio e nell’esposizione delle antiche mummie egizie”.



[Fonte Wired.it]