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da Hardware Upgrade :

Sul finire dello scorso anno la sonda spaziale NASA Juno aveva realizzato un passaggio ravvicinato del satellite di Giove, Io. Flyby di questo genere sono molto preziosi per gli scienziati in quanto permettono di raccogliere dati utili per comprendere la natura della luna di Giove oltre che dell’ambiente gioviano così da aiutare a fare comparazioni anche con altri giganti gassosi del Sistema Solare (o di altri sistemi planetari).

Questo passaggio ravvicinato di NASA Juno risale al 3 febbraio 2024 quando la navicella spaziale ha effettuato un secondo sorvolo della luna Io in maniera del tutto simile a quello di dicembre 2023. Come alla fine dello scorso anno, anche in questo caso la distanza minima raggiunta è stata di di circa 1500 chilometri dalla superficie. Gli scienziati si sono concentrati sul raccogliere dati per capire come funziona il sistema di vulcani della luna gioviana e chiarire se esiste un oceano di magma che avvolge tutto il pianeta sotto la crosta superficiale.

NASA Juno e le nuove immagini della luna Io

Durante il flyby di Io da parte di NASA Juno erano attivi tutti gli strumenti scientifici come JIRAM (Jovian Infrared Auroral Mapper) per catturare dati negli infrarossi e quindi le emissioni dei vulcani. La fotocamera dedicata alla navigazione è stata impiegata invece come strumento scientifico permettendo di avere ulteriori immagini della luna gioviana. JunoCam ha invece catturato immagini a colori nel visibile.

nasa juno io

Nelle immagini si distinguono diversi vulcani e nella zona in basso a destra si può notare anche un pennacchio di gas che si disperde nello Spazio. Grazie al passaggio ravvicinato del 3 febbraio il periodo orbitale della sonda spaziale attorno a Giove è ora di 33 giorni. Quando NASA Juno arrivò nelle vicinanze del gigante gassoso (nel 2016) invece un’orbita veniva completata ogni 53 giorni. Il prossimo passaggio ravvicinato della sonda spaziale a questa luna è previsto per il 7 marzo 2024.

nasa juno

I vulcani noti di Io contrassegnati (fonte)

Questo satellite è uno dei quattro che Galileo Galilei scoprì nel 1610. La sua posizione la pone in un’orbita che la lega sia al gigante gassoso Giove che alle lune Europa e Ganimede. Questo crea grandi forze mareali che modificano la struttura del satellite stesso. Così anche la superficie solida si espande e contrae fino a 100 metri. Proprio queste forze mareali potrebbero aver reso Io l’oggetto celeste del Sistema Solare più attivo dal punto di vista vulcanologico.

nasa juno

Ingrandimento della zona dove si notano i pennacchi creati dai vulcani

A differenza di Europa, Io non sembra essere una luna interessante dal punto di vista della ricerca della vita extraterrestre. Come scritto in apertura però questa non è l’unica informazione che interessa ai ricercatori. Infatti potrebbe aiutare a conoscere meglio l’ambiente di un gigante gassoso come Giove oltre che a fare confronti con altri esopianeti in altri sistemi planetari ampliando le nostre conoscenze sull’Universo.

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