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da Hardware Upgrade :

La missione Mars 2020 ha subito un duro colpo con la fine delle operazioni di volo di NASA Ingenuity (nonostante abbia superato di gran lunga le aspettative degli ingegneri). Bisogna però ricordare che la parte principale di questa missione sul Pianeta Rosso è composto da NASA Perseverance. Il rover ha percorso 24,7 km mentre la missione è in corso d 1051 sol marziani. Molto c’è ancora da fare e molto ancora da scoprire, anche se una notizie più interessanti potrebbe essere arrivata grazie a uno studio pubblicato in questi giorni.

In particolare, con i dati raccolti dallo strumento RIMFAX (Radar Imager for Mars’ Subsurface Experiment), è stato possibile determinare che il cratere Jezero era molto probabilmente, nel Noachiano, un lago con acqua che ha riempito la cavità scavata dall’impatto meteorico grazie a un fiume che scorreva nelle vicinanze. Questa ipotesi era già nota negli anni passati ed è per questo che Jezero (che significa “lago” in croato) è stato scelto come sede dell’atterraggio del rover marziano, avvenuto a febbraio del 2021. Avere una conferma strumentare era comunque fondamentale per ricostruire l’evoluzione di Marte e il cambiamento avvenuto in miliardi di anni.

NASA Perseverance: il cratere Jezero era un lago, nuove conferme

Nello studio dal titolo Ground penetrating radar observations of the contact between the western delta and the crater floor of Jezero crater, Mars sono stati impiegati i dati dello strumento RIMFAX che si trova a bordo di NASA Perseverance per ricostruire com’è strutturato il sottosuolo del cratere Jezero, ampio circa 45 km.

nasa perseverance

Grazie al radar è stato possibile analizzare come il terreno sul quale il rover si è mosso dal momento dell’atterraggio sia composto da diversi strati geologici. La parte superficiale sarebbe composta da strati sedimentari tipici di un lago mentre, più in profondità si celerebbe la base del cratere Jezero.

rimfax nasa perseverance

David Paige (professore dell’Università della California, Los Angeles) ha dichiarato “dall’orbita possiamo vedere un mucchio di depositi diversi, ma non possiamo dire con certezza se quello che stiamo vedendo è il loro stato originale, o se stiamo vedendo la conclusione di una lunga storia geologica. Per dire come si sono formate queste cose, dobbiamo vedere sotto la superficie”. Paige ha anche aggiunto che “i cambiamenti che vediamo conservati nella roccia sono guidati da cambiamenti su larga scala dell’ambiente marziano. È bello vedere così tante prove di cambiamento in un’area geografica così piccola, che ci consente di estendere i nostri risultati alla scala dell’intero cratere”.

I ricercatori hanno ipotizzato che, stando ai dati di RIMFAX, dopo la formazione del cratere e un’iniziale erosione a causa degli elementi, questo si sia successivamente riempito di acqua creando un grande lago che presentava depositi sul fondo. Successivamente il lago ha iniziato a prosciugarsi, con il fiume che lo alimentava che ha creato un evidente delta (zona nella quale si trova ora NASA Perseverance). Nel corso di milioni di anni, con la completa scomparsa dell’acqua, il suolo ha subito nuovamente l’azione degli elementi creando le strutture geologiche che vediamo ora in superficie.

nasa perseverance rimfax data

Le capacità del Radar Imager for Mars’ Subsurface Experiment consentono di raccogliere dati ogni 10 cm e a una profondità che si estende fino a 20 metri. Questo permette di superare diversi strati di roccia tanto da arrivare fino alla base del cratere originario. La massa dello strumento è pari a circa 3 kg mentre assorbe dai 5W ai 10W mentre le frequenze impiegate vanno dai 150 MHz fino ai 1200 MHz.

La presenza di grande quantità di acqua liquida su Marte, ipotizzabili anche grazie a queste informazioni raccolte da NASA Perseverance (oltre che da altri studi e dati raccolti da altre missioni), farebbero pensare a un ambiente idoneo allo sviluppo di vita microbica. Attualmente non ci sono riscontri di questo tipo ma, grazie alle analisi del rover marziano in questi mesi e alla possibilità di analizzare i campioni della missione Mars Sample Return, in futuro potremo avere la conferma (o meno) che su Marte effettivamente ci fosse la vita.

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