Nella Mata Atlântica del nordest del Brasile, negli stati di Pernambuco e Alagoas, Alice Reisfeld, direttrice Conservazione di Save Brasil, dirige un progetto diverso ma complementare con un budget di 100mila dollari l’anno. Lavorando con piccoli agricoltori familiari su appezzamenti spesso inferiori a un ettaro, Save Brasil implementa sistemi agroforestali disegnati per attirare uccelli e ripristinare habitat in uno dei biomi più degradati del Paese.
“Assieme alle comunità locali, da zero disegniamo il modulo agroforestale e lo implementiamo, ciascuno sceglie quali colture coltivare”, spiega Reisfeld. Partito nel 2022 con due famiglie, oggi questo progetto ne coinvolge sette, di cui cinque beneficiano anche di un programma statale di pagamenti per servizi ecosistemici, ricevendo reddito per il mantenimento delle foreste.
“Sembra un numero molto basso, ma l’impegno per ciascuna è grande, perché dobbiamo essere presenti in ogni fase”, precisa Reisfeld. L’elemento distintivo è il mutirão, il lavoro collettivo comunitario. Una parola, anzi una propensione che è risuonata parecchio durante i negoziati di Belém. Nella foresta atlantica brasiliana si vede questo concetto applicato nel quotidiano “invitando le famiglie del progetto a lavorare ogni giorno assieme e incentivandone altre”.
La Nigeria ospita mangrovie resilienti che proteggono le coste
Anche fuori dal Brasile, le soluzioni basate sulla natura fioriscono. In Nigeria, per esempio, lungo gli 852 chilometri di costa atlantica nigeriana, che ospita il più grande ecosistema di mangrovie d’Africa, Joseph Onoja della Nigeria Conservation Foundation (Ncf) affronta l’erosione costiera con un approccio basato sul ripristino naturale. “Se non degradate, queste piante sono la migliore soluzione per proteggere la costa e le comunità dalle erosioni – afferma Onoja –. Non solo le proteggono, ma forniscono anche habitat per la vita acquatica e servono come rifugio per gli uccelli migratori dell’Atlantico orientale”.
Il progetto coinvolge direttamente circa 700 persone, con un impatto indiretto su oltre 5.000 abitanti. Dove le mangrovie sono già degradate, la Ncf adotta una soluzione ibrida: “Mettiamo infrastrutture ingegneristiche per proteggere le mangrovie mentre crescono. Quando le mangrovie crescono, assumono il loro ruolo nell’ecosistema”, precisa Onoja. Questo approccio crea anche lavori verdi per i locali: “Quando ripristiniamo le mangrovie, paghiamo le persone per piantarle, farle crescere e prendersene cura. Sono tutte attività che aiutano la comunità a prosperare”.
Da Panama agli USA (passando per 9 paesi), le altre forme di Nature based solutions
Le mangrovie sono protagoniste di un progetto da 2,3 milioni di dollari anche a Panama, che dimostra come ecosistemi costieri possano servire simultaneamente città e natura. Nato dalla collaborazione tra Audubon, la Banca interamericana di sviluppo e la Panama Audubon society, il Panama blue natural heritage dimostra come “le mangrovie siano utili sia per lo stoccaggio di carbonio, sia stabilizzare le coste contro tempeste e innalzamento del livello del mare con le loro radici – spiega Dragisic – e regalano grandi benefici anche ai pescatori e all’economia locale”.


