Miss Marple ed Hercule Poirot non moriranno mai, ma la loro creatrice ci ha lasciato 50 anni fa. Agatha Mary Clarissa Miller scriveva col nome di Agatha Christie, un nome universalmente conosciuto e riconosciuto come quello di un genio della letteratura inglese: 74 romanzi, 154 racconti, 20 drammi teatrali, 3 poesie, 2 autobiografie, cui si aggiungono decine di adattamenti cinematografici e televisivi che ancora fanno rivivere storie che ormai sono ritenute veri e propri classici. Agatha Christie è celebrata come la scrittrice più venduta di tutti i tempi: i suoi libri sono secondi in questo campo solo alla Bibbia e alle tragedie di Shakespeare.
Quando i romanzi riscrivono la vita
“La vita ha spesso una trama pessima. Preferisco di gran lunga i miei romanzi”. La frase pronunciata dalla scrittrice racconta la sua passione per la narrazione, eppure la vita della Christie non è stata certo noiosa o priva di colpi di scena. Nata nel Devon, a Torquay, nel 1890, ebbe un’infanzia felice fino alla morte del padre, che la lasciò orfana appena undicenne. Seguirono anni di studio a Parigi, anni in cui già scrisse brevi racconti, un viaggio in Egitto che avrebbe influenzato profondamente la sua opera, e infine il matrimonio, nel 1914, con Archibald Christie. Durante la prima guerra mondiale servì come infermiera volontaria: anche in questo caso l’esperienza segnò i suoi scritti, offrendole una profonda conoscenza di farmaci e veleni. E in questo periodo si trovò a contatto con rifugiati belgi che divennero un modello per la creazione del suo personaggio forse più famoso, Hercule Poirot. Le suggestioni raccolte confluirono nel suo primo romanzo giallo, Poirot a Styles Court, che vede proprio il detective belga risolvere un caso di avvelenamento. L’attività di scrittrice dopo la guerra diventò il suo lavoro, e a l primo seguirono tantissimi gialli. Ma la trama della sua vita riservava altri colpi di scena: nel 1926 il marito chiese il divorzio, lasciandola per un’altra donna. Agatha, sconvolta, sparì dalla circolazione: un caso mediatico che fu raccontato dai giornali e che scatenò una ricerca frenetica cui prese parte anche Sir Arthur Conan Doyle. L’autore di Sherlock Holmes si servì di una medium per tentare di ritrovarla. La scrittrice fu ritrovata in un albergo, registrata sotto il nome della amante del marito, talmente confusa da non saper dare spiegazioni riguardo la vicenda. Dopo un periodo di depressione, nel 1928 si regalò un viaggio da sogno, quello sull’Orient Express, materiale per un altro suo capolavoro. E in questo viaggio incontrò gli archeologi che le presentarono il suo futuro marito, Max Mallowan. Con lui approfondì quelle conoscenze di archeologia che la portarono ad ambientare tra scavi e monumenti antichi opere come Assassinio sul Nilo o Non c’è più scampo (Murder in Mesopotamia). Gli anni della seconda guerra mondiale furono intensi dal punto di vista letterario e portarono alla nascita di storie come quella di Dieci piccoli Indiani. Il periodo seguente è quello del successo, della fama e dei riconoscimenti ufficiali. Poi la malattia, e la morte, nel 1976. Tra le ghirlande che adornarono la sua tomba, quella inviata dalla Ulverscroft Large Print Book Publishers “a nome della moltitudine di lettori riconoscenti”.
Un’intelligenza straordinaria
E tra tutte le persone grate per aver potuto leggere i suoi libri ci siamo anche noi. E ci sono tutti quelli che hanno conosciuto le sue storie e i suoi personaggi attraverso i film. E ci sono perfino quelli che pur non avendo mai letto una riga di un giallo sono stati coinvolti in giochi da tavolo, in “cene con delitto”, in passatempi in cui tra amici si mette in scena un giallo per trovare il colpevole. Tutto questo non ci sarebbe senza i libri di Agatha Christie. È stata lei a disegnare un paradigma della narrazione come Dieci piccoli indiani (il cui titolo originale, poi “ripulito” era Ten little niggers, oggi diffuso con l’ancor più politicamente corretto nome di E poi non rimase nessuno): dieci estranei su un’isola, in una villa; un morto, una filastrocca in ogni camera, l’accusa di essere assassini che colpisce tutti, la ricerca del colpevole. O ancora di Assassinio sull’Orient Express, che ancora impressiona per l’acutezza psicologica e la capacità di costruire la suspense. È a lei che si deve la creazione di una figura emblematica di detective come Poirot, con le sue “celluline grigie” sempre al lavoro. È all’intelligenza infatti che deve la soluzione dei suoi casi. E ancora la Christie, la prima grande giallista donna, crea la prima grande detective donna: Miss Marple, una quieta, gentile, normalissima anziana signora inglese, che tra un tè e un pasticcino risolve con la sua mente brillante e ordinata i casi più complicati e apparentemente incomprensibili. L’elemento sorpresa è sempre fondamentale, e fondamentali sono i rapporti tra i personaggi e il loro vissuto. La verità nei libri della Christie si scopre un po’ alla volta, grazie a particolari che via via emergono a tratteggiare un quadro sempre più complesso ma preciso. Nulla è scontato, e non sempre tutto è come sembra, e il lettore non ha mai elementi a sufficienza per arrivare alla soluzione prima del tempo. La ricchezza degli spunti letterari, l’ordito delle storie che si intrecciano, la definizione dei caratteri, tutto si cala in uno stile semplice e accessibile, in una scrittura chiara e logica come lo sono le menti dei suoi detective. Forse per questo non ci si stanca mai di leggere e rileggere i gialli di Agatha Christie, che del giallo sono la più classica espressione.


