Nella preistoria gli uomini rimodellavano il loro cranio


In Cina nordorientale sono appena stati rinvenuti 11 teschi che mostrano evidenti segni di deformazione cranica. Secondo gli archeologi, questa antichissima pratica serviva per identificare lo status sociale di un individuo

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(foto: Zhang et al., American Journal of Physical Anthropology, 2019)

La deformazione cranica indotta era una pratica molto diffusa nella preistoria, che consisteva nel rimodellare il cranio tramite panni o assi di legno, in modo da farlo crescere con una forma appiattita e allungata. E ora, un team di ricercatori della Jilin University in Cina e della Texas A&M University ha appena scoperto, in quella che oggi è la Cina nord-orientale, le più antiche testimonianze di questa pratica, portando alla luce nel sito archeologico di Houtaomuga a Jilin, ben 25 teschi umani, 11 dei quali mostrano segni evidenti della deformazione cranica, risalenti a un periodo che va dai 12mila ai 5mila anni fa.

Questi teschi, raccontano i ricercatori, appartenevano a 5 adulti (di cui 4 uomini e una donna) e 6 bambini, di età compresa tra i 3 e i 40 anni. Servendosi della tomografia computerizzata e della datazione al radiocarbonio, il team ha scoperto che il teschio più antico era di un adulto maschio, di circa 12mila anni fa, mentre gli altri sono stati datati tra i 6mila e i 5mila anni fa. Inoltre, in alcune sepolture, e in particolare in quella di un bambino di tre anni e della donna adulta, sono stati ritrovati numerosi beni materiali, caratteristica che generalmente rappresentava un indicatore di un alto status sociale.“Abbiamo notato che non tutti i teschi portavano il segno della deformazione cranica, e ciò suggerisce che potrebbe essere stato un comportamento culturale selettivo di questa popolazione”, spiegano i ricercatori.

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(Foto: Zhang et al., American Journal of Physical Anthropology, 2019)

Sebbene altre ricerche precedenti abbiano portato alla luce altre evidenze della deformazione cranica, nessun altro sito archeologico prima di Houtaomuga aveva fornito prove di questa pratica per un arco di tempo così lungo, di circa 7mila anni. “Quest’area era probabilmente utilizzata come punto di riferimento per popolazioni umane che migravano in territori al di fuori della Cina settentrionale, come la Cina centrale, la penisola coreana, l’arcipelago giapponese, la Siberia orientale e forse anche il continente americano”, commentano i ricercatori. “Pertanto, le nuove prove trovate nel sito neolitico Houtaomuga nella Cina nordorientale possono contenere nuove e preziose informazioni sull’origine, la diffusione e il significato delle modifiche craniche”.

Sebbene non sappiamo ancora con certezza i motivi per cui le popolazioni di Houtaomuga abbiano eseguito questa pratica, i ricercatori ipotizzano che la spiegazione potrebbe risiedere nell’appartenenza a uno status sociale. “Sebbene il criterio selettivo e il significato di questo comportamento culturale siano ancora sconosciuti, l’identificazione di un individuo, forse in base all’affiliazione familiare o allo status socioeconomico, potrebbe essere stata la ragione principale della deformazione cranica”, concludono i ricercatori. Ora, il team continuerà a indagare e a condurre ulteriori ricerche per confrontare il sito di Houtaomuga con altri siti neolitici per cercare di svelare finalmente le ragioni di questa misteriosa pratica.

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