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Nike Air, 50 anni di tecnologia dalle sneaker alla giacca gonfiabile

di webmaster | Feb 13, 2026 | Tecnologia


Tranne rare eccezioni, ognuno di noi nella vita, prima o poi, ha avuto una calzatura con il sistema Nike Air. In occasione delle Olimpiadi Invernali 2026, il colosso dello sport celebra proprio a Milano la storia di questa tecnologia con Unlimited Air al Drop City, uno spazio a cavallo tra esposizione e laboratorio. Nata 50 anni fa a Portland in Oregon, Air è stata concepita con lo scopo d’ammortizzare le calzature, ma successivamente è stata declinata per diversi sport e in relazione a numerose esigenze, si tratta d’evoluzioni che le hanno permesso di diventare parte della storia del brand americano arrivando anche all’abbigliamento.

Il capo con il sistema Radical AirFlow con la trama a rete ben visibile

Il capo con il sistema Radical AirFlow con la trama a rete ben visibile

La novità più rilevante esposta a Milano è il Radical AirFlow, un materiale per l’abbigliamento sportivo progettato per massimizzare i meccanismi naturali di raffreddamento del corpo. Un po’ come il formaggio emmental, il tessuto di Nike prevede buchi che si sviluppano su più livelli, uno più grande che ne contiene un altro più piccolo, con un pattern in stile rete studiato tramite computer che consente al corpo di traspirare al massimo durante lo sforzo. Radical AirFlow è pensato per la pratica in condizioni estreme, in particolare le situazioni ambientali calde come potrebbe essere una corsa nel deserto, ma l’azienda lascia intendere che le possibili applicazioni sono trasversali a diverse discipline con evoluzioni in futuro più a portata del grande pubblico.

La prova di Wired

Noi abbiamo provato ad indossare la maglia prototipo con Radical AirFlow, che dovrebbe essere in arrivo sul mercato entro quest’anno. Basta muovere il braccio un paio di volte per attivare il sistema di ventilazione e sentire i benefici che questa particolare trama è in grado d’offrire durante l’attività sportiva, il tutto è completato da buchi più grandi nelle zone in cui il corpo produce più calore e in cui c’è più sfregamento.

Alla Nike abbiamo l’opportunità di dettare le tendenze invece di inseguirle, un processo che ci aiuta: osservando, imparando, riportando tutto a Portland e lavorando con il nostro team d’innovazione. Credo che avere sede a Portland ci aiuti davvero, invece d’essere a New York o Milano dove sarebbe più probabile inseguire le tendenze e farsi coinvolgere dal contesto”, spiega Martin Lotti, Chief Designer Officer in Nike, “Abbiamo oltre 800 designer nel settore prodotti, ma se aggiungi il marchio e la creatività, superiamo il migliaio. Ci piace creare un punto di incontro tra prestazioni, stile e anima. La definizione di design a mio parere è: risolvere problemi. Quindi, credo che il design possa risolvere un problema aziendale, un problema creativo, un problema artistico, ma si tratta in ogni caso di risolvere problemi. E nel reparto design di Nike, il più delle volte si risolvono i problemi degli atleti, lo potete vedere nelle due innovazioni che abbiamo qui: come si fa a mantenere fresco un atleta? Come si fa a mantenere caldo un atleta? Due esigenze fondamentali, risolte in modo totalmente diverso, pur con lo stesso ingrediente, ovvero l’aria“.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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