No, l’asteroide Oumuamua non proviene da civiltà aliene


Scoperto nel 2017, l’asteroide interstellare Oumuamua entrato in contatto col Sistema solare non è una navicella spaziale aliena, come ipotizzato da alcuni, ma ha probabilmente un’origine naturale. Lo studio su Nature Astronomy

Rappresentazione artistica di Oumuamua (foto: ESO/M. Kornmesser)

Per la prima volta nel 2017 è stato osservato un asteroide interstellare, cioè che non appartiene al Sistema solare e che è riuscito a penetrare all’interno delle traiettorie orbitali disegnate dai nostri pianeti per poi tornare nello spazio profondo. Si è trattato di un evento unico, il primo esoasteroide, che ha spinto gli scienziati a studiare meglio il corpo celeste. A forma di sigaro, l’asteroide è stato denominato Oumuamua, che in hawaiano – a scoprirlo sono stati infatti i telescopi PanStarrs1 dell’università delle Hawaii – significa scout, cioè esploratore.

In base ai primi resoconti delle caratteristiche peculiari di Oumuamua, alcuni hanno pensato e ipotizzato che l’oggetto celeste fosse un asteroide alieno spedito da civiltà esterne al Sistema solare per esplorarlo e studiarci. Ma oggi uno studio internazionale spiega che l’asteroide è sì alieno ma di origine naturale e non è stato inviato da altre civiltà.

I risultati sono pubblicati su Nature Astronomy.

I ricercatori hanno analizzato i dati e le osservazioni finora messe insieme su Oumuamua, cercando di capire come e perché è arrivato in contatto col nostro sistema planetario e da dove viene – un tema ampiamente discusso dagli scienziati di tutto il mondo sin da quando il corpo celeste è stato scoperto.

“Non abbiamo mai visto nulla di simile a Oumuamua nel nostro sistema solare, è ancora un mistero”, ha spiegato Matthew Knight, uno dei ricercatori che hanno coordinato lo studio. “Ma preferiamo attenerci a situazioni analoghe di nostra conoscenza, a meno che o fino a quando non individuiamo un meccanismo unico. L’ipotesi di un veicolo spaziale alieno è un’idea divertente, ma la nostra analisi suggerisce che esiste un’intera serie di fenomeni naturali che potrebbero spiegarlo”.

Ma da cosa era nata l’idea – intrigante ma senza prove concrete – che Oumuamua possa essere arrivato da civiltà aliene? In parte anche dalle peculiarità dell’asteroide, che ha una forma allungata, simile a un sigaro gigante, e una modalità di rotazione irregolare, dato che non segue l’orbita che gli scienziati si sarebbero aspettati. Il moto compiuto all’interno del Sistema solare è stravagante, secondo gli autori, dato che sembrava accelerare – un po’ come fa una cometa – ma gli astronomi non hanno trovato prova di alcuna emissione gassose che solitamente è collegata a questa accelerazione. Queste anomalie, che tuttora non trovano spiegazione, hanno sorpreso i ricercatori.

Oggi gli autori hanno riunito un ampio team di specialisti in varie discipline. “Si tratta dell’analisi più completa e della migliore rappresentazione di ciò che sappiamo di questo oggetto”, ha spiegato Knight. “Non abbiamo mai visto nulla come Oumuamua nel nostro Sistema solare. Questo elemento è insolito e evidentemente difficile da spiegare, ma ciò non esclude che altri fenomeni naturali possano essere alla base”.

Un’ipotesi formulata dagli scienziati è che Oumuamua possa essere stato espulso da un gigante gassoso, un grande pianeta non composto prevalentemente da roccia (che può avere un nucleo roccioso) che orbita intorno ad un’altra stella. Secondo le teorie, Giove potrebbe aver dato luogo proprio in questo modo alla nube di Oort, una fascia di corpi celesti che orbitano ad enorme distanza dal Sole ai margini più esterni del Sistema solare. Alcuni di questi oggetti potrebbero essere sfuggiti alla gravità del sistema e aver raggiunto lo spazio interstellare. Ma uno di questi, Oumuamua appunto (ma forse anche altri), sarebbe tornato indietro sui suoi passi per rientrarvi temporaneamente, secondo i ricercatori. Gli autori, inoltre, sospettano che l’asteoide possa essere soltanto il primo di una lunga serie che entreranno in contatto col nostro Sistema solare.

Dal 2022, questi corpi interstellari saranno maggiormente visibili grazie al Large Synoptic Survey Telescope (Lsst), un nuovo telescopio che fotograferà con grande precisione e la volta celeste dall’emisfero australe e permetterà di rilevare ancora meglio la presenza di questi oggetti. “A quel punto potremmo cominciare a osservare un nuovo corpo [interstellare, come Oumuamua ndr] ogni anno”, ha concluso Knight. “E solo a quel punto potremmo capire sapere se è un oggetto così inusuale oppure molto comune. Se dopo averne osservati 10-20, Oumuamua ha ancora caratteristiche così insolite allora dovremmo riesaminare le nostre spiegazioni”.

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