No, Vitalik, il fondatore di Ethereum, non ha hackerato i profili Twitter del MiTE e di altri enti

da Hardware Upgrade :

Ci risiamo. Ancora una volta la mancanza completa di comprensione delle dinamiche basilari di Internet ha portato alla creazione di un’ondata di notizie false diffuse dai principali canali di informazione italiani. Il problema, riportato da moltissime fonti che dovrebbero essere ritenute autorevoli, che i profili Twitter di diversi enti pubblici italiani, tra i quali rientra il Ministero per la Transizione Ecologica, sono stati vittima di attacchi da parte di criminali informatici che hanno provveduto a inserire foto e nome di Vitalik Buterin, creatore della criptovaluta Ethereum. E i media italiani hanno abboccato all’esca prendendo anche tutta la lenza, imputandogli erroneamente la compromissione dei profili e facendo totale disinformazione.

Il fondatore di Ethereum non ha hackerato il profilo Twitter del MiTE

Profilo Twitter del MiTE con foto di Vitalik Buterin

Partiamo con una domanda semplice: quale criminale annuncia in mondovisione la propria identit mentre commette un crimine? Se voi hackeraste un profilo Twitter, pubblichereste la vostra foto e le vostre generalit? Ovviamente no. Perch dunque Buterin, che giusto nel 2021 stato nominato dal Times come una delle 100 persone pi influenti al mondo, dovrebbe compromettere profili Twitter e dichiarare pubblicamente di averlo fatto? Giusto per completezza di informazione, Buterin ha inoltre passaporto canadese e ha finanziato personalmente l’Ucraina nella sua difesa contro l’aggressione russa. Caso poi vuole, o forse no, che proprio oggi avvenga il merge di Ethereum, che comporta drastici cambiamenti per la criptovaluta.

La mancanza di logica di base non pare per spaventare diverse delle pi importanti testate del nostro Paese, che riportano in vari modi la stessa non-notizia: “Vitalik Buterin ha hackerato il profilo Twitter del Ministero della Transizione Ecologica”. Su questa scia non mancano nemmeno gli interventi a sproposito di taluni politici, come Angelo Bonelli, che chiede (e riportiamo verbatim anche gli errori): “ma il ministro #Cingolani lo sa che il profilo Twitter del @MiTE_IT stato conquistato dal programmatore russo #Vitalik . Che si fa ? Facciamo fare la la politica della transizione Ecologica ai russi ?”.

Peccato che non sia vero e che questo sia l’ultimo di una lista infinita di casi in cui account di persone pi o meno famose vengono compromessi da truffatori che puntano a sfruttare proprio la notoriet di tali account per promuovere truffe di vario tipo, sempre incentrate sulle criptovalute. Il caso pi eclatante era stato due anni fa, quando i profili di Obama, Elon Musk, Bill Gates e altri avevano promosso una truffa a base di Bitcoin. Questo episodio non , ovviamente, differente.

Il problema, come pi e pi volte evidenziato, la mancanza completa di quelle che possiamo definire “competenze digitali”. Si va in realt pi in l, e si potrebbe aprire un enorme dibattito su come vengano trattate e gestite le notizie, ma ci possiamo limitare a discutere del fatto che le principali testate giornalistiche e moltissimi politici non hanno la minima idea di come funzioni il Web. E si vede proprio in questi casi, quando vengono diffuse notizie palesemente false perch manca la comprensione di concetti di base noti agli esperti, ma anche ai semplici appassionati, da sempre.

Non abbiamo una soluzione a questo problema, n siamo in grado di suggerirne una al di l del semplice rispetto della deontologia professionale, che prevede che le notizie vengano verificate e accertate prima della loro pubblicazione. Ancora una volta, per, siamo profondamente delusi dal modo in cui viene affrontata una notizia (comunque rilevante) collegata al mondo digitale nel nostro Paese dai principali canali d’informazione. Perch se noi, inteso come appassionati di tecnologia e fruitori abituali del Web, siamo in grado di capire che le notizie diffuse sulla compromissione degli account Twitter sono false, cos non invece per una parte significativa della popolazione che non ha gli strumenti (e con ci intendiamo le conoscenze) per distinguere il vero dal falso.

La penna ferisce pi della spada, ma finch chi la brandisce non comprende la realt digitale e online in cui viviamo, siamo destinati a vedersi ripetere eventi come questo, e ad assistere al proliferare di notizie false. Con danni evidenti, in particolare nell’avvelenamento del dibattito pubblico, per tutti.

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