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Non solo Ucraina, perché Europa e Usa sono di fronte a uno snodo storico

by | Feb 26, 2025 | Tecnologia


Nuovi equilibri all’Onu. A tre anni dall’invasione dell’Ucraina, l’amministrazione Trump ha votato insieme alla Russia contro una risoluzione presentata dagli alleati europei che condannava l’aggressione di Mosca. Una mossa che rafforza la dottrina trumpiana di disimpegno dalle alleanze storiche e costringe l’Europa, da sempre sotto l’ombrello americano, a confrontarsi con l’ipotesi di un’autonomia strategica finora rimasta solo sulla carta a Bruxelles.

Le votazioni

Il voto è avvenuto in due sedi distinte delle Nazioni Unite. All’Assemblea Generale, composta da tutti i 193 paesi membri dell’Onu e dove le risoluzioni non sono vincolanti ma rappresentano un’indicazione dell’orientamento internazionale, gli Stati Uniti hanno votato con Russia, Corea del Nord e Bielorussia contro la risoluzione europea. Successivamente, al Consiglio di Sicurezza, composto da 15 membri di cui 5 permanenti con diritto di veto (USA, Russia, Cina, Francia e Regno Unito), Washington ha presentato una propria risoluzione. Questo testo, a differenza di quello europeo, chiede la “rapida fine della guerra” senza però menzionare l’invasione russa o le responsabilità di Mosca. Francia e Regno Unito, impossibilitati a modificarlo per il veto posto dalla Russia sugli emendamenti proposti, hanno scelto l’astensione anziché opporsi direttamente alla risoluzione del loro alleato.

Il Consiglio di Sicurezza, organo esecutivo con poteri vincolanti, opera secondo il principio dell’unanimità tra i cinque membri permanenti. Qualsiasi decisione sostanziale richiede che nessuno di essi eserciti il diritto di veto, meccanismo che permette a un singolo paese di bloccare risoluzioni sostenute dalla maggioranza. Nel caso ucraino, il veto russo ha impedito per tre anni qualsiasi azione vincolante del Consiglio, spostando il dibattito all’Assemblea Generale, che può adottare solo raccomandazioni non vincolanti. La risoluzione europea è stata comunque approvata dall’Assemblea generale con 93 voti favorevoli contro 18 contrari e 65 astensioni, tra cui la Cina. Si tratta di un risultato significativamente inferiore rispetto alle precedenti risoluzioni sull’Ucraina, che avevano raccolto oltre 140 voti favorevoli.

L’Europa cerca una nuova strategia

Nel frattempo, durante la sua visita a Washington, il presidente Macron, che negli anni ha gradualmente assunto un ruolo di leadership informale dell’Unione, ha cercato di convincere Trump a mantenere il sostegno americano all’Ucraina, rispettandone la sovranità e assicurando la considerazione degli interessi europei. Nonostante gli sforzi del presidente francese, che ha sottolineato come la pace non può significare la resa dell’Ucraina, l’Unione europea fatica ancora a definire una posizione unitaria e a sviluppare le capacità industriali necessarie per una vera autonomia strategica dalla Nato e dagli Stati Uniti. La spesa militare combinata dei paesi Ue è di circa 240 miliardi di euro annui, contro gli 800 miliardi degli Usa, con significative inefficienze dovute alla frammentazione degli investimenti.

Un nuovo segnale di speranza arriva dalle elezioni tedesche di domenica che hanno visto prevalere il candidato di centrodestra (Cdu) a discapito degli antieuropeisti di AfD. Il cancelliere in pectore Friedrich Merz ha dichiarato l’intenzione di lavorare per rafforzare l’indipendenza dell’Europa dagli Stati Uniti, sviluppare capacità di difesa europea e mantenere il sostegno all’Ucraina. Le dichiarazioni di Merz indicano la necessità per l’Europa di riconsiderare il proprio posizionamento internazionale, ma si scontrano con la realtà di un continente che continua a spendere insufficientemente per la difesa e manca di autonomia industriale e tecnologica rispetto alla Nato. Il leader cristiano-democratico tedesco starebbe considerando, per dare concretezza alle sue parole, la creazione di un fondo per la difesa da 200 miliardi di euro, cifra che, seppur significativa, evidenzia quanto l’Europa debba ancora investire per raggiungere una vera sovranità in ambito difensivo.

In questo contesto di incertezza crescente, il G7 sotto presidenza canadese non è riuscito a formulare una dichiarazione comune, segnalando le difficoltà del gruppo occidentale nel mantenere una posizione unitaria. Diversi leader europei e il premier canadese Justin Trudeau si sono invece riuniti a Kyiv nell’anniversario dell’invasione, con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che ha affermato che l’Ucraina potrebbe entrare nell’Ue “prima del 2030”. Il presidente Volodymyr Zelensky, dalla sua, ha detto di sperare che questo sia “l’ultimo anno di guerra”, e ha insistito sulla creazione di un tribunale speciale per i crimini russi come parte dei negoziati.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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