Novavax: tutto quello che c’è da sapere sul vaccino in arrivo in Italia



Da Wired.it :

Fra i vantaggi la possibilità di conservare per 9 mesi i flaconcini chiusi in frigorifero a temperature da -2 a -8 °C, più alte rispetto a quelle necessarie per i vaccini a mRna. A temperatura ambiente (25 °C) il flaconcino chiuso è utilizzabile entro 12 ore. Se viene aperto, a una temperatura dai 2 °C ai 25 °C, il flaconcino ha una durata massima di 6 ore.

Gravidanza e allattamento

La somministrazione di Nuvaxovid in gravidanza deve essere considerata soltanto quando i potenziali benefici superano i potenziali rischi per la madre e per il feto, si legge nel testo. Attualmente i dati dell’uso del vaccino di Novavax in donne incinte sono ancora limitati anche se gli studi su animali non indicano danni. 

Le informazioni raccolte e accumulate per gli altri vaccini sono maggiori e l’Istituto superiore di sanità insieme ad altre autorità raccomanda di offrire la vaccinazione alle donne in gravidanza che desiderano vaccinarsi. Riguardo all’allattamento, “non è noto se Nuvaxovid sia escreto nel latte materno umano”, come riporta l’allegato tecnico, e “non si ritiene che Nuvaxovid possa causare effetti su neonati/lattanti”. E ancora, gli esperti indicano che la ricerca sugli animali non segnala effetti negativi diretti o indiretti sulla fertilità. Per ulteriori informazioni, dalle controindicazioni agli effetti indesiderati, dal meccanismo d’azione all’efficacia, è bene leggere il documento per intero.

Un design piuttosto nuovo

Il vaccino di Novavax è uno di quelli di ultima generazione: il suo design è piuttosto nuovo, anche se già in uso da 30 anni, alla base per esempio dei vaccini contro l’epatite B e la meningite causata dal meningococco B. 

Si sente spesso dire che è il primo vaccino proteico contro Covid-19, questo perché il prodotto si basa sulle proteine ricombinanti, impiegate sia nell’ambito della ricerca sia a scopo terapeutico. Sono proprio queste che stimoleranno la risposta del sistema immunitario. In questo caso si utilizza la proteina spike del coronavirus, quella con cui il patogeno aggancia e infetta le nostre cellule. Questa viene ottenuta in laboratorio, a partire da sequenze di rna del Sars-Cov-2, poi purificate e impacchettate in piccolissime strutture, o meglio nanoparticelle, che prenderanno la forma – ma soltanto quella – del coronavirus. 

Per le loro caratteristiche e la costruzione, queste non possono determinare un contagio né causare la malattia. Le nanoparticelle vengono unite a un adiuvante, che serve a rafforzare la risposta del sistema immunitario e che rappresenta un sistema utilizzato in molti altri tipi di vaccini (per esempio in alcuni vaccini antinfluenzali).

La differenza rispetto ai vaccini a mRna di Pfizer-BioNTech e di Moderna sta nel fatto che con questi si recapita l’informazione necessaria per produrre la proteina spike e non direttamente la spike stessa, come nel caso del vaccino proteico di Novavax. Anche i vaccini a vettore virale trasportano, attraverso un virus innocuo, l’istruzione che serve al nostro organismo per generare la spike.



[Fonte Wired.it]