Una mail aziendale inviata – forse per errore – martedì 27 gennaio lo aveva lasciato intuire. Ora è ufficiale: Amazon licenzierà 16mila dipendenti a livello globale. La conferma è arrivata oggi, 28 gennaio, tramite un contenuto pubblicato da Beth Galetti, vicepresidente della multinazionale, sul sito web aziendale. Si tratta dell’ennesimo intervento sulla forza lavoro da parte del colosso delle spedizioni, impegnato da mesi in una profonda riorganizzazione interna dopo gli anni di forte espansione.
Amazon taglia 16 mila posti di lavoro
La conferma di Amazon
Secondo quanto emerso, il messaggio faceva riferimento in particolare a dipendenti negli Stati Uniti, in Canada e in Costa Rica ed era collegato a un piano interno noto con il nome Project Dawn.
Nel suo intervento, Galetti ha chiarito l’entità dei licenziamenti e le misure previste per i lavoratori coinvolti: “Le riduzioni che stiamo apportando oggi avranno un impatto su circa 16.000 ruoli in Amazon e stiamo lavorando duramente per supportare tutti coloro il cui ruolo è interessato”. Negli Stati Uniti, la maggior parte dei dipendenti avrà 90 giorni di tempo per cercare una nuova posizione all’interno dell’azienda. Le tempistiche varieranno invece negli altri paesi, in base alle normative locali.
Per chi non riuscirà a ricollocarsi – o sceglierà di non farlo – Amazon promette indennità di buonuscita, servizi di ricollocamento, copertura sanitaria (dove prevista) e altri benefit di supporto alla transizione professionale.
Nel tentativo di rassicurare sul futuro del gruppo, Galetti ha precisato che i licenziamenti non coincidono con un disimpegno dagli investimenti: “Mentre apportiamo questi cambiamenti, continueremo ad assumere e investire in aree e funzioni strategiche che sono essenziali per il nostro futuro“. L’azienda sottolinea infatti che la riorganizzazione è legata alla necessità di ricollocare e trovare nuove risorse in settori ritenuti centrali per la crescita nei prossimi anni.
L’ennesima ondata di tagli
Amazon non è nuova a questa forma e quantità di licenziamenti. A ottobre la multinazionale aveva annunciato 14mila tagli, portando il totale della riduzione del personale nel recente passato a circa 30mila posti di lavoro. Una sequenza che ha alimentato interrogativi sulla strategia occupazionale di Amazon e sulla possibilità di ulteriori riduzioni nel breve periodo.
Negli ultimi mesi i dirigenti avevano lasciato intendere che il processo non fosse concluso e la conferma era arrivata indirettamente anche dall’amministratore delegato Andy Jassy, intervenuto la scorsa settimana al World Economic Forum di Davos. In quell’occasione, era stato prudente sui tempi, ma chiaro sulla direzione da intraprendere: “Nei prossimi due anni, prevedo che avremo meno persone di prima. I posti di lavoro saranno influenzati nel tempo da ciò che sta accadendo con l’intelligenza artificiale”, aveva dichiarato Jassy.
Un messaggio che collega esplicitamente la ristrutturazione della forza lavoro all’adozione crescente di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale, sempre più centrali nei processi aziendali.
Amazon respinge l’idea di tagli ricorrenti
Nel suo post, Galetti ha cercato di rassicurare dipendenti e investitori, negando che l’azienda stia entrando in una fase di licenziamenti ciclici: “Alcuni di voi potrebbero chiedersi se questo sia l’inizio di un nuovo ritmo, in cui annunciamo ampie riduzioni ogni pochi mesi. Non è nei nostri piani”.


