Sai perché la nuova Twingo sembra sorridere? Perché, a ben guardare, ha risolto tre problemi che negli ultimi anni hanno fatto scappare parecchi costruttori europei dal segmento delle piccole: il prezzo, il tempo e il luogo. Il prezzo, perché promettere un’elettrica sotto i 20.000 euro in Europa oggi ha qualcosa di più audace di una concept car. Il tempo, perché Renault sostiene di averla portata allo sviluppo in 100 settimane, circa due anni. Il luogo, infine, perché viene prodotta a Novo Mesto, in Slovenia, dentro una logica industriale europea che prova a non far coincidere accessibile con sacrificabile.
Il punto è semplice: il segmento A non è morto per mancanza di domanda. È stato abbandonato perché diventato complicato. Normative, sicurezza, elettrificazione, margini. Tutto insieme. Renault ha deciso di riaprire il dossier con una certa incoscienza. E, questa volta, non può che farci piacere: provare per credere.
Design e interni: memoria lunga, spazio intelligente
La prima cosa che colpisce è che non hanno avuto paura di farla sembrare davvero una Twingo. Il frontale riprende il celebre faccino della prima generazione, con fari a mezzaluna e una calandra che accenna un sorriso. È un design che evita due errori opposti: la nostalgia caricaturale e il futurismo senz’anima. Le proporzioni fanno il resto. La lunghezza è di 3,79 metri, ma il passo arriva a 2,49 metri. Tradotto: compatta fuori, sorprendente dentro. Le grandi ruote sono spinte agli angoli, fino a cerchi da 18 pollici e questo contribuisce a dare stabilità visiva e, soprattutto, spazio reale.


