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mercoledì, Feb 28

NVIDIA boicotta la concorrenza nel settore delle GPU IA? Un ex AMD la definisce ‘Cartello delle GPU’

da Hardware Upgrade :

Secondo quanto riportato in un articolo del Wall Street Journal, NVIDIA ritarderebbe la consegna dei suoi acceleratori di intelligenza artificiale ai clienti che parlano con la concorrenza per siglare contratti di fornitura complementari.

A dirlo esplicitamente è Jonathan Ross, CEO della startup Groq, anch’essa impegnata nella progettazione di chip l’IA: “Molte persone che incontriamo ci dicono che se NVIDIA venisse a sapere del nostro incontro, lo rinnegherebbero. Il problema è che devi pagare NVIDIA con un anno di anticipo, e potresti ricevere il tuo hardware in un anno, o potrebbe volerci più tempo, e il risultato è, ‘Oh cavolo, stai comprando da qualcun altro, immagino che ci vorrà un po’ più di tempo’“.

L’affermazione, già di per sé “forte”, è stata commentata su X da Scott Herkelman, uscito dal team AMD Radeon a fine 2023 e con un passato in NVIDIA tra il 2012 e il 2015: “Questo accade più di quanto ti aspetti, NVIDIA lo fa con clienti DC, OEM, AIB, stampa e rivenditori. Hanno imparato da GPP a non metterlo per iscritto. Semplicemente non spediscono dopo che un cliente ha ordinato. Sono il cartello delle GPU e controllano tutta la fornitura“.

NVIDIA controlla il mercato dell’intelligenza artificiale con una quota bulgara, oltre l’80%, quindi ha un peso specifico più che importante. Lo stesso è vero nel mercato delle GPU dedicate al gaming. Il “come” faccia valere la sua potenza è però qualcosa di difficilmente commentabile in assenza di prove.

Le parole di Ross (concorrente di NVIDIA e quindi con tutto l’interesse a metterla alla berlina) e Herkelman sono appunto parole che devono essere corroborate. Di certo, potrebbero essere prese come spunto per un’indagine approfondita da parte di chi regola il mercato – cosa, peraltro, che con le perquisizioni in Francia di qualche mese fa sembra già in essere.

Qualcuno potrebbe trovare analogie nella situazione di mercato con quella del settore delle CPU x86 nei primi anni 2000, quando AMD cercava di sfondare senza successo, per poi scoprire grazie alla multa della Commissione europea che Intel attuava pratiche non proprio cristalline per frenare la concorrenza.

Allo stesso modo, Herkelman ha citato il programma GPP, ovvero GeForce Partner Program, un’iniziativa del dipartimento marketing di NVIDIA lanciata nel 2018 – e cancellata fortunatamente pochi mesi dopo – che aveva un carattere fortemente anti-concorrenziale.

Il GPP prevedeva, tra le diverse cose, che i partner di NVIDIA dovessero usare il loro marchio gaming solo sulle GPU GeForce. In altre parole, come peraltro avvenuto per un breve periodo, aderendo al GPP un’azienda come ASUS non avrebbe più potuto vendere le GPU o i notebook con chip grafici AMD sotto il marchio ROG (Republic of Gamers). All’epoca ASUS creò per le GPU AMD il brand AREZ, poi cancellato.

Ognuno è libero, stante quanto descritto, di farsi una propria opinione in merito. Quello che manca è la “pistola fumante” e la presa di posizione di NVIDIA, se mai arriverà. In dichiarazioni pubbliche. la casa statunitense ha ammesso che la situazione di shortage le impone scelte di allocazione, ad esempio inviando gli acceleratori solo alle società che li useranno immediatamente. Inoltre, NVIDIA si impegna a mettere in contatto le società che non riescono ad accedere direttamente alle sue GPU con i fornitori di servizi cloud come CoreWeave, realtà in cui la stessa società ha investito molto e che hanno datacenter incentrati sulle GPU.

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