Seleziona una pagina



Da Wired.it :

In una curiosa coincidenza con il Darwin Day, lunedì 12 febbraio, è stato pubblicato un corposo report dell’Unep, il programma delle Nazioni unite per l’ambiente, dedicato allo stato delle specie migratorie che mostra una situazione in cui c’è poco da festeggiare. Il report è stato presentato in occasione della Conference of parties to the un convention on the conservation of migratory species of wild animals al via oggi a Samarcanda, in Uzbekistan.

I dati sullo stato delle specie migratorie

Le informazioni contenute nel rapporto mostrano lo stato in cui si trovano le specie oggetto della convenzione delle Nazioni Unite per la difesa degli animali migratori, circa 1200 (la maggior parte uccelli e a seguire mammiferi terrestri, acquatici, pesci, rettili e insetti). Scorrendo la lista delle specie attenzionate, si scopre che si parla tanto di fenicotteri, gru, procellarie, tartarughe marine, ma anche di mante, squali, giaguari, cammelli, pipistrelli, balene, squali e coccodrilli, solo per citare alcune. In accordo alla definizione adottata dalle Nazioni unite si definisce specie migratoria: Una intera popolazione o qualsiasi parte geograficamente separata della popolazione di qualsiasi specie o di un taxon inferiore di animali selvatici, in cui una percentuale significativa dei propri membri ciclicamente e prevedibilmente attraversa uno o più confini giurisdizionali nazionali”.

Il report fornisce una panoramica completa della situazione ma il dato più significativo che emerge è che il 20% delle specie esaminate è a rischio di estinzione, con diversi gradi di minaccia. Nella stragrande maggioranza dei casi la situazione è peggiorata rispetto al passato. I pesci, tra tutti gli animali migratori considerati, sono quelli che se la passano peggio, visto che quasi tutte le specie considerate sono in pericolo di estinzione. I motivi riguardano la distruzione e la frammentazione degli habitat, l’overfishing, la caccia, l’inquinamento (in tutte le sue forme, dalla plastica ai pesticidi a quello luminoso), e i cambiamenti climatici. Tutti questi fattori possono contribuire a sfasare le rotte degli animali, disorientarli e inficiare sulle loro abilità di procurarsi risorse e riprodursi. A tal proposito il report sottolinea un aspetto forse non così scontato. Le specie migratorie, per definizione, si muovono e questo le rende più suscettibili a eventuali minacce, ovvero durante le loro migrazioni possono trovarsi di fronte a pericoli diversi, in zone diverse. Ma alcune di queste minacce sono peggiori di altre.

Le principali minacce

Il documento presentato nel Darwin Day punta il dito in particolare contro la perdita degli habitat e il sovrasfruttamento, più di quanto lo faccia contro cambiamenti climatici, inquinamento, specie aliene e malattie. Quando si parla di perdita di habitat – o frammentazione – ci si riferisce a fenomeni diversi: come la costruzione di una nuova strada, la costruzione di dighe, l’abbattimento di foreste ma anche la costruzione di un nuovo impianto energetico, comprese le pale eoliche (grande minaccia per gli uccelli). “Limitando il movimento degli animali migratori, l’aumento degli impatti antropogenici sui corridoi di migrazione e sosta costituisce una notevole minaccia al fenomeno stesso della migrazione”, e alla capacità degli animali di adattarsi ai cambiamenti climatici, spostandosi, si legge nel report. Accanto alla grande minaccia della distruzione degli habitat c’è il sovrasfruttamento degli animali, termine con cui si riferisce ad una serie di pratiche antropiche che comprendono caccia, pesca, allevamento a scopo alimentare e o nella produzione di tessuti, ma anche all’adozione di “animali da compagnia”

Si può cambiare rotta?

Se è vero che le cose per gli animali migratori vanno male, il documento propone anche una serie di azioni concrete per provare a “raddrizzare la rotta”. Ecco allora che, contro la perdita degli habitat, di fondamentale importanza è identificazione le aree critiche per le specie migratorie, e aumentando gli sforzi per conservarle, ma al tempo stesso cercare di mitigare l’impatto di qualsiasi infrastruttura creata dall’essere umano sulle rotte migratorie sia in cielo, che in mare e via terra.

Contro il sovrasfruttamento le raccomandazioni dell’Onu sono di aumentare il monitoraggio delle attività illegali così come delle attività di overfishing e di cattura non intenzionali. Una revisione nelle pratiche di pesca – soprattutto per quel che riguarda l’utilizzo e l’abbandono delle attrezzature dei pescherecci – è auspicata anche nel capitolo dedicato alle raccomandazioni contro l’inquinamento.



[Fonte Wired.it]