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Oltre il petrolio, quali sono le altre risorse preziose del Venezuela che fanno gola a Trump

di webmaster | Feb 3, 2026 | Tecnologia


Stando a una mappa governativa pubblicata nel 2021, il sottosuolo venezuelano dovrebbe contenere depositi di antimonio, argento, coltan, magnesio, molibdeno, rame, titanio, tungsteno, uranio e zinco. Sono tutti elementi critici: il rame, per esempio, ha un’elevata conducibilità elettrica e termica ed è ricercatissimo per i data center; l’argento, i cui prezzi sono raddoppiati nel 2025, si utilizza per i pannelli solari; il nichel è presente nelle batterie; l’uranio è fondamentale per l’energia nucleare e il titanio per l’industria aerospaziale; l’antimonio e il tungsteno servono a produrre munizioni; mentre il coltan, i cui giacimenti si concentrano in Congo, ha tante applicazioni nel ramo dell’elettronica.

Come sta il settore minerario di Caracas

Non è chiaro quanto siano vasti i depositi venezuelani, né quanto facilmente recuperabili siano le risorse contenutevi; di certo, però, c’è che gli Stati Uniti hanno bisogno di quei minerali. Lo U.S. Army sta addirittura pensando di dotarsi di mini-raffinerie di antimonio – la Cina ne estrae quasi la metà del totale globale –, ed eventualmente di tungsteno. Ad agosto il governo statunitense ha approvato un prestito da 465 milioni di dollari per lo sviluppo di una miniera di terre rare in Brasile, un’altra nazione sudamericana, sempre in un’ottica di distacco da Pechino.

Nonostante le ripetute dichiarazioni sull’abbondanza di minerali, il Venezuela non ha mai sviluppato la capacità istituzionale, la base industriale o il contesto imprenditoriale necessari per trasformare le risorse del sottosuolo in una produzione sostenibile su larga scala”, ha spiegato Gracelin Baskaran, direttrice del programma Critical Minerals Security del think tank statunitense Csis. Allo stato attuale, insomma, il paese non è quel serbatoio di materie prime che la Casa Bianca potrebbe desiderare.

I vincoli operativi oggi non sono di natura geologica”, aggiunge Baskaran. “Sono piuttosto i rischi politici, l’esposizione alle sanzioni, l’insicurezza nelle regioni minerarie, la debolezza dello stato di diritto e l’assenza di contratti applicabili”. Finché queste condizioni non cambieranno – serviranno anni di riforme –, difficilmente i grandi capitali americani accetteranno di investire in Venezuela. E così Caracas, con i suoi giacimenti, rimarrà marginale nelle manovre geopolitiche di Washington.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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