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Oltre il vaccino, il ruolo di Astrazeneca nella medicina del futuro

di webmaster | Feb 19, 2026 | Tecnologia


L’area cardiovascolare e metabolica vale quasi il 40% dei ricavi. Farxiga, nato per il diabete, è oggi utilizzato anche per insufficienza cardiaca e malattie renali croniche. All’orizzonte c’è baxdrostat, potenziale primo trattamento nuovo per l’ipertensione resistente dopo decenni. Nel segmento respiratorio, Tezspire, sviluppato con Amgen, ha superato i 2 miliardi di vendite combinate nel 2025, più che triplicando rispetto all’anno precedente.

Anche le malattie rare costituiscono un pilastro strategico crescente per Astrazeneca e conquistano un ampio spazio nella sua presentazione londinese delle strategie per il futuro. Dopo l’acquisizione di Alexion nel 2020, il gruppo ha rafforzato la propria posizione con Ultomiris e Soliris, destinati a malattie ultra-rare del sistema del complemento, e con C-CAR031, la nuova terapia CAR-T per tumori epatici di recente acquisizione. Pur riguardando pochi pazienti, queste terapie hanno un impatto clinico decisivo e dimostrano come la diversificazione sia parte della strategia aziendale.

L’obesità e il diabete rappresentano un settore in rapida espansione. L’acquisizione dei farmaci iniettabili da Cspc Pharmaceuticals, con somministrazioni mensili più semplici e profilo di sicurezza migliorato, mostra l’attenzione dell’azienda verso segmenti con domanda globale crescente e forte competizione internazionale.

Le geografie della medicina futura

La parola d’ordine è diversificazione. Non solo dei prodotti, ma anche dei luoghi in cui ricerca, sviluppo e produzione prendono forma. Per questa azienda farmaceutica globale, la strategia sembra infatti costruita anche per distribuire competenze, investimenti e infrastrutture su più geografie, intrecciando mercati, centri di ricerca e poli industriali in un’unica rete.

In questa logica, gli Stati Uniti restano il mercato più rilevante, sia per volumi sia per accesso ai capitali e alle infrastrutture regolatorie. La Cina, pur con vincoli sui prezzi e pressione dei generici, mantiene un ruolo centrale: a gennaio 2026 Astrazeneca ha annunciato un piano da 15 miliardi di dollari di investimenti entro il 2030, destinati a rafforzare produzione e ricerca, con centri già attivi a Pechino e Shanghai. Allo stesso tempo, mercati emergenti come Brasile, India, Turchia e Messico crescono più rapidamente, ampliando l’accesso ai farmaci e assumendo un peso crescente nell’equilibrio complessivo del gruppo.

La diversificazione geografica non riguarda però solo i grandi mercati, ma anche gli ecosistemi dell’innovazione. Tra le scelte strategiche rientra la presenza a Mind, dove ricerca pubblica e privata condividono spazi e competenze. In contesti di questo tipo si rendono più fluidi collaborazione scientifica, sperimentazione clinica e scambio di dati, passaggi decisivi nello sviluppo di nuove terapie. A questa rete operativa si affianca una struttura finanziaria coerente con la stessa impostazione internazionale: dal 2 febbraio 2026 le azioni ordinarie di Astrazeneca sono negoziate anche alla Borsa di New York, oltre che a Londra e Stoccolma, ampliando la base di investitori e l’accesso ai capitali.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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