Non basta adottare l’IA: il valore si crea nei processi L'intelligenza artificiale (IA) sta rivoluzionando il panorama economico e lavorativo, ma la vera sfida per le aziende non è solo quella di implementare questa tecnologia; è invece comprenderne il valore…
Non basta adottare l’IA: il valore si crea nei processi
L’intelligenza artificiale (IA) sta rivoluzionando il panorama economico e lavorativo, ma la vera sfida per le aziende non è solo quella di implementare questa tecnologia; è invece comprenderne il valore effettivo e come questo si distribuisca lungo l’intera catena del valore. Non sorprende quindi che dirigenti e imprenditori si stiano interrogando su chi sia in grado di generare e catturare valore nell’era dell’IA e, al contrario, chi possa trovarsi in difficoltà.
L’impatto economico dell’IA: più complesso di quanto sembri
La recente volatilità dei mercati ha evidenziato un paradosso: se l’IA sta abbattendo i costi di sviluppo del software, perché le aziende continuano a investire in soluzioni tradizionali? È un dilemma affascinante. Mentre alcune società come ServiceNow e Salesforce continuano a prosperare, mostrando crescite significative, il dipartimento software globale ha visto un calo di circa 2.000 miliardi di dollari di capitalizzazione. Qui non si tratta di una diminuzione della domanda di software, quanto piuttosto di un cambiamento nei modelli di business e nel valore interno alle aziende.
Il valore dell’interazione tra IA e processi aziendali
L’IA non sostituisce i sistemi esistenti; al contrario, li potenzia. Software come ERP e CRM sono già impregnati di logiche e dati strategici che hanno richiesto anni per essere costruiti. L’IA si integra a questi sistemi, rendendoli più complessi e utili, piuttosto che obsoleti. Tuttavia, per ottenere il massimo da questa integrazione, le aziende devono spostare il loro focus dalla semplice adozione di tecnologie all’alleanza tra IA e processi aziendali esistenti. È infatti nella capacità di adattarsi e implementare efficacemente l’IA che risiede l’opportunità di creare valore sostenibile.
In Italia, molti leader di settore stanno rendendosi conto che per sfruttare queste opportunità è imperativo costruire modelli operativi che si integrino con le infrastrutture esistenti. È quindi chiaro che il valore non risiede tanto nei modelli IA, ma nella profonda conoscenza del dominio di attività e nella qualità e connessione dei dati a flussi di lavoro reali.
Competenze e formazione come leve strategiche
Un aspetto cruciale nell’adozione dell’IA è la formazione. La transizione verso un mercato guidato dall’IA non implica solo un cambiamento tecnologico, ma richiede anche un ripensamento delle competenze lavorative. In Italia, la domanda di profili ICT è in continua crescita, ma non corrisponde a un’offerta adeguata. Ogni anno, il mercato cerca circa 136.000 nuovi professionisti delle tecnologie digitali, ma le università e le istituzioni di formazione faticano a preparare i laureati alle esigenze attuali. Questo scollamento rappresenta una sfida strategica e una grande opportunità per le aziende che decideranno di investire nella formazione dei propri dipendenti, non solo per mantenere o acquisire competenze tecniche, ma per rafforzare la capacità di adattamento e integrazione tecnologica.
Conclusione: un nuovo paradigma di valore
In sintesi, le aziende italiane devono capire che il valore nell’economia dell’IA non si trova solamente nell’adozione della tecnologia, bensì nella sua implementazione intelligente all’interno dei processi esistenti e nel continuo aggiornamento delle competenze. Il miglior modo per assicurarsi un vantaggio competitivo duraturo è dunque quello di non limitarsi alla tecnologia, ma di battere il ferro mentre è caldo, investendo nell’interazione tra IA, processi aziendali, e formazione. Solo tramite un approccio integrato sarà possibile generare un valore stabile e sostenibile nel tempo, posizionandosi in modo strategico nel mercato in rapida evoluzione.
