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OpenAI si prepara a un altro round di finanziamento da record, Microsoft e Nvidia di nuovo in prima fila

di webmaster | Feb 2, 2026 | Tecnologia


Quando si parla di OpenAI, i numeri sembrano non essere mai abbastanza. Il colosso statunitense dietro a ChatGpt sarebbe in contatto con grandi nomi del tech e fondi sovrani per raccogliere fino a 100 miliardi di dollari. Un round di finanziamento di questo calibro potrebbe portare la sua valutazione sopra il tetto dei 750 miliardi di dollari, ben al di sopra rispetto a qualsiasi altra società non quotata. È quanto riferiscono al New York Times alcune fonti che preferiscono mantenere l’anonimato, perché le trattative sono ancora in corso.

Un passato da non profit, un futuro (forse) a Wall Street

A leggere queste cifre sembrano passati secoli dal 2015, quando OpenAI nasce come organizzazione non profit ponendosi la missione di sviluppare l’intelligenza artificiale “a beneficio dell’umanità”. Alle prese con costi ben superiori al previsto, nel 2019 l’azienda crea un braccio for-profit ed entrano i primi capitali, quelli di Microsoft. Per qualche anno va avanti con questo modello ibrido, per poi ricapitalizzarsi nell’autunno del 2025. Ora è una public benefit corporation, un’azienda a scopo di lucro che persegue per statuto anche finalità di beneficio comune. Sono sempre più insistenti le voci su un’imminente quotazione in Borsa.

Perché OpenAI ha bisogno di tutti questi soldi

La stratosferica valutazione di OpenAI, che secondo le stime attuali si aggira sui 500 miliardi di dollari, rispecchia però le aspettative dei mercati. Non i suoi profitti odierni. Perché, almeno per il momento, di profitti non ce ne sono. Lo scorso anno OpenAI ha incassato 13 miliardi di dollari dagli abbonamenti a ChatGpt e ad altri software e per il 2026 prevede di triplicare i ricavi. Al tempo stesso, però, ha già in programma di spenderne ben 115 tra il 2025 e il 2029 per l’espansione immediata delle proprie infrastrutture. E questa è solo una frazione dei 1.400 miliardi che dice di voler investire nella potenza di calcolo nel lungo periodo.

Se si concretizzerà, il nuovo round aiuterà proprio a finanziare una corsa alla potenza di calcolo che si sta rivelando sempre più costosa, soprattutto ora che il “vantaggio della prima mossa” rispetto ai rivali (come Anthropic e Google) si sta assottigliando. Sempre stando a quanto riportato dal New York Times, OpenAI sta dialogando con chi già ha partecipato ai round precedenti: Nvidia, Microsoft, SoftBank e gli Emirati Arabi Uniti.

Il “giallo” di Nvidia: che peso avrà nel nuovo round di OpenAI?

Proprio attorno a Nvidia si è aperto un piccolo caso. A settembre 2025, infatti, il colosso dei semiconduttori aveva annunciato l’intenzione di investire 100 miliardi di dollari in OpenAI. Soldi che la società avrebbe usato anche per acquistare i chip prodotti dalla stessa Nvidia, necessari per addestrare e far funzionare i suoi modelli di intelligenza artificiale. Un intreccio di interessi reciproci che è la norma in questo settore ma ha fatto sollevare il sopracciglio a vari osservatori. Il 30 gennaio 2026 il Wall Street Journal ha riferito che l’operazione sarebbe in stallo perché Nvidia preferirebbe partecipare, con un ruolo più modesto, al round in corso. L’amministratore delegato Jensen Huang ha prontamente smentito: “Investiremo molti soldi, probabilmente il più grande investimento che abbiamo mai fatto”.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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