Oracle al centro di una class action: raccoglierebbe illecitamente dati su centinaia di milioni di persone

da Hardware Upgrade :

Le pratiche di raccolta dei dati di Oracle si trovano al centro di un’azione legale intentata negli Stati Uniti, con l’azienda che viene accusata di raccogliere e archiviare illecitamente dati su centinaia di milioni di persone nel mondo in quella che viene definita “una sorveglianza deliberata e intenzionale della popolazione usando la sua vita digitale e online”.

Le pratiche di raccolta dei dati di Oracle scatenano una class action

L’azione legale, che è stata avviata come class action nella corte del distretto settentrionale della California, vede tra i suoi promotori John Ryan, membro dell’Irish Council for Civil Liberties, Michael Katz-Lacabe, diretore della ricerca presso il Center for Human Rights and Privacy statunitense, e Jennifer Golbeck, professore associato di informatica all’Università del Maryland.

Oracle offre una serie di strumenti di marketing basati sul cloud per permettere alle aziende di raccogliere dati sui propri utenti e misurare l’efficacia delle proprie campagne promzionali; la raccolta di tali dati avviene tramite i cosiddetti “pixel”, strumenti che sfruttano JavaScript e che sono più difficili da aggirare o bloccare rispetto ai cookie.

Secondo il trio, Oracle sarebbe responsabile di una raccolta di dati indiscriminata e senza riguardo per le leggi in merito. Stando all’accusa, infatti, Oracle aggregherebbe i dati da varie fonti, incluse le abitudini di acquisto degli utenti nei negozi fisici tramite le tecnologie di Datalogix, azienda acquisita da Oracle nel 2015. Oracle arricchirebbe inoltre i propri dati acquisendone altri da terzi, creando profili estremamente dettagliati che includono anche informazioni molto sensibili come opinioni politiche, medicinali usati e appartenenza a gruppi etnici.

“Le informazioni personali che Oracle raccoglie tramite le sue tecnologie di tracciamento assieme a quelle raccolte da terzi includono un miliardo di dati su più di 300 milioni di persone, ovvero più dell’80% della popolazione degli Stati Uniti”, riportano i documenti depositati in tribunale. “[…] Oracle monitora le vite del pubblico in una maniera opaca, se non invisibile, per le persone che segue, dato che queste non hanno alcuna relazione con Oracle.”

Va notato che John Ryan risiede a Dublino e nella documentazione legale riporta specificamente come Oracle abbia annunciato che tali pratiche di raccolta dei dati sarebbero terminate in Europa dopo settembre 2020, ma che fino ad allora sarebbero state condotte anche in UE andando potenzialmente contro il GDPR.

Un’azione legale simile era stata avviata nei Paesi Bassi e nel Regno Unito, prendendo di mira sia Oracle sia Salesforce: nel primo caso il tribunale l’ha respinta perché ha ritenuto che il promotore, l’associazione senza scopo di lucro Privacy Collective, non abbia dimostrato di poter rappresentare il pubblico (è stato fatto appello); in Gran Bretagna, invece, il caso è stato messo in attesa della soluzione finale di un caso simile contro Google, in cui la Corte ha preso le parti del colosso statunitense affermando che debba esserci un danno o una perdita dimostrabili per ciascun individuo, rendendo pertanto una class action difficile da sostenere.

Proprio le problematiche riscontrate in Europa, normalmente significativamente più protettiva nei confronti dei propri cittadini e dei loro diritti, avrebbero portato all’azione legale statunitense, che tuttavia deve fare i conti proprio con la minore protezione offerta dalla legge americana e deve dunque usare varie leggi e riferimenti all’etica più in generale per sostenere la propria posizione, come riporta Robert Bateman.

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