“Gli Stati Uniti non effettueranno alcun pagamento all’Oms prima del ritiro, previsto per il 22 gennaio 2026”, si legge nella dichiarazione. “Il costo che i contribuenti e l’economia americana hanno sostenuto dopo il fallimento dell’Oms durante la pandemia di Covid-19, e negli anni successivi, è già stato fin troppo elevato. Faremo in modo che nessun ulteriore fondo statunitense venga destinato a questa organizzazione”.
Oltre ai fondi obbligatori, gli Stati Uniti avevano anche promesso 490 milioni di dollari in contributi volontari nel biennio 2024-2025, che sarebbero stati destinati a iniziative come il programma per le emergenze sanitarie, il controllo della tubercolosi e il debellamento della poliomielite, riferisce sempre Stat News. Due fonti anonime hanno spiegato alla testata che una parte di quelle risorse sarebbe stata effettivamente versata, senza però fornire una stima dell’ammontare.
I tagli dell’Oms dopo il ritiro degli Stati Uniti
La perdita dei finanziamenti dagli Stati Uniti – sia quelli previsti che quelli futuri – rappresenta un duro colpo per l’Oms. Dopo la notifica del ritiro americano di un anno fa, l’organizzazione ha immediatamente iniziato a ridurre le spese, congelando le assunzioni, limitando i viaggi, spostando tutte le riunioni online, rallentando il rinnovamento delle dotazioni informatiche e sospendendo i lavori di ristrutturazione degli uffici. Ma soprattutto, l’agenzia ha avviato una riduzione del personale lasciando numerose posizioni vacanti. Stat News riporta che l’organico dell’Oms è destinato a diminuire del 22 per cento entro la metà di quest’anno.
In occasione di una recente conferenza stampa, il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesu ha parlato del ritiro americano come di una decisione destinata ad avere conseguenze negative tanto per il paese quanto per il resto del mondo. Gli Stati Uniti, ha spiegato Tedros, perderanno l’accesso ai dati sulle malattie infettive e avranno meno influenza sul controllo dei focolai, e nel complesso la sicurezza sanitaria globale ne uscirà indebolita. “Spero che ci ripensino”, ha aggiunto il numero uno dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Questo articolo è apparso originariamente su Ars Technica.

