Sotto la guida di Jerome Powell, la Fed ha mantenuto i tassi in una fascia compresa tra il 3,50% e il 3,75%, resistendo alle pressioni politiche per un allentamento più rapido. Questa linea prudente ha alimentato l’incertezza: da un lato ha sostenuto il dollaro, dall’altro ha rafforzato l’attrattiva dell’oro come protezione contro un futuro economico instabile.
Il cambio di scenario è arrivato con l’annuncio della nomina di Kevin Warsh come prossimo presidente della Fed, destinato a sostituire Powell alla scadenza del mandato. Warsh è percepito dai mercati come più rigoroso sul fronte dell’inflazione e meno incline a tagli rapidi dei tassi. Questa nuova aspettativa ha avuto un effetto immediato: il dollaro si è rafforzato e l’oro, che non offre rendimento, ha perso improvvisamente appeal. Il risultato è stato uno shock di mercato. Tra venerdì 30 gennaio e lunedì 2 febbraio, l’oro è sceso da 5.400 dollari l’oncia a circa 4.500, con una perdita stimata tra il 15 e il 17%. Un movimento che non riflette un cambiamento improvviso del valore “intrinseco” del metallo, ma un repentino riaggiustamento delle aspettative sulla politica monetaria americana.
Oltre alla politica monetaria, la domanda istituzionale gioca un ruolo decisivo. Le banche centrali e i grandi fondi internazionali accumulano oro sia come riserva strategica sia come strumento di protezione contro l’instabilità. Ogni acquisto o consolidamento di riserve viene letto dai mercati come un indicatore della fiducia globale, spingendo ulteriormente i prezzi.
L’oro, quindi, non è solo un investimento finanziario, è un vero e proprio termometro della stabilità globale, un metallo che racconta quanto gli operatori economici temano l’incertezza e cerchino sicurezza tangibile.
Argento, da bene industriale a risorsa strategica
Se per l’oro il crollo è stato soprattutto una questione di aspettative finanziarie e politica monetaria, per l’argento il movimento è stato amplificato dal modo in cui funziona il mercato stesso. Qui la componente industriale e quella speculativa si intrecciano in modo molto più violento.
A differenza dell’oro, infatti, l’argento non è solo un bene rifugio, racconta l’economia reale: è un metallo essenziale per le tecnologie che stanno cambiando il mondo. La sua impennata a metà gennaio oltre i 100 dollari l’oncia non è frutto di speculazione fine a sé stessa, ma nasce da un intreccio tra domanda industriale crescente, scarsità reale e scelte strategiche globali. Allo stesso, modo, il suo crollo del 35% (nel momento in cui scriviamo si aggira in torno agli 85 dollari) è frutto del forte rialzo delle settimane precedenti. Quando i prezzi hanno iniziato a scendere è scattato un


