Ecco quindi che “una particolare attenzione va inoltre riservata ai pazienti, anche giovani, con disturbi alimentari, celiachia o malattie infiammatorie croniche intestinali come il morbo di Crohn, che possono alterare l’assorbimento dei nutrienti, e a chi segue regimi alimentari molto restrittivi, come gli atleti”, ha sottolineato da Cesare Liberali, Medico di Medicina Generale ASST Milano Ovest.
Come emerso da tutta la discussione, il discorso sulla salute delle ossa dovrebbe uscire da una certa rigidità che lo appiattisce, anche nell’immaginario del pubblico, sulle categorie vulnerabili e sui fattori di rischio non modificabili (come l’età). Invece, è essenziale rimettere al centro anche le numerose forme secondarie di osteoporosi associate a patologie o condizioni cliniche preesistenti, che possono appunto riguardare anche soggetti giovani, come ricordato da Falla.
Più enfasi andrebbe anche posta sui principali fattori di rischio modificabili (vita sedentaria, dieta scorretta, ecc) che ovviamente incidono anche nella prevenzione di altre patologie, come quelle cardiovascolari e oncologiche, ma che non sempre sono avvertiti come correlati ai temi della salute ossea.
Più attenzione ai generi e al contributo degli specialisti
Occhio anche, per una comprensione più olistica del problema, ad altri fattori, come il genere. Da sempre associata più alle donne in post-menopausa, a causa della riduzione della protezione estrogenica che accelera la demineralizzazione ossea, l’osteoporosi riguarda anche i maschi, in particolare in età avanzata, in quanto anche l’andropausa incide sulla riduzione degli ormoni sessuali.
Da non sottovalutare, anche il tema della competenza, per la gestione ottimale delle patologie ossee.
Come dichiarato da Liberali, “in generale il medico di medicina generale può gestire in autonomia i casi meno gravi come i pazienti che necessitano di integrare calcio e vitamina D; soggetti con livelli di paratormone alterati, un indicatore che spesso riflette valori insufficienti di vitamina D, e persone con osteopenia o forme iniziali di osteoporosi”.
Quando invece compaiono fratture, cedimenti vertebrali o altre complicanze importanti, “diventa necessario il coinvolgimento dello specialista, spesso un endocrinologo o un clinico dell’area osteometabolica, che condurrà un approfondimento diagnostico per escludere cause primarie di osteoporosi, come deficit ormonali o disturbi dell’assorbimento”.
In uno scenario dove l’apporto di calcio e vitamina D si fa binomio essenziale per la salute delle ossa, anche il tema della supplementazione va inquadrato correttamente, come ricordato da Falla secondo cui “la vitamina D va assunta per tutto il tempo necessario per avere i valori corretti. Purtroppo uno degli errori più comuni è dare la vitamina D a ‘yo-yo’. Cosa succede interrompendo? Scende un’altra volta. Deve sempre stare a valori target”.


