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Da Wired.it :

Doveva essere una normale visita alla propria famiglia, quella che ancora vive a Gerusalemme. E invece si è trasformata in un atto di solidarietà nei confronti del proprio popolo e Paese, la Palestina. Karem Rohana è nato ad Haifa, da padre palestinese e madre italiana, ma da quando ha cinque anni si è trasferito in Italia. Oggi fa il logopedista in un ospedale di Firenze e sui social racconta la causa palestinese, “ma senza annoiarti”, come recitava la sua bio. Questo racconto è stato però interrotto qualche giorno fa, quando il suo account Instagram, Karem_from_Haifa, è stato cancellato.Hanno iniziato a sospendere i profili senza nessun motivo, a buttare giù le visualizzazioni delle storie di chi condivideva informazioni sulla Palestina” denuncia adesso l’attivista dalla bacheca del suo nuovo account, questa volta rinominato Karem.dalla.Palestina.

Il suo ritorno in Italia era previsto per sabato 7 ottobre, lo stesso giorno in cui le truppe di Hamas hanno attaccato Israele, ma il suo volo è stato cancellato. “C’erano missili vicino all’aeroporto – racconta Rohana –. Alla fine se fossi partito, però, mi sarebbe sembrato di scappare, con il mio privilegio della doppia nazionalità. Mi sarei sentito solo italiano, mentre io voglio essere anche palestinese. Molti mi chiedono: perché non torni a casa? La mia risposta è che io sono già a casa”.

Mentre parla Karem si trova nella città vecchia di Gerusalemme, è per strada e accanto a lui di tanto in tanto si vedono delle persone che camminano. Molti di loro gli rivolgono un sorriso o un saluto. Tutto sembra tranquillo, normale, “un po’ come essere in una bolla”, descrive Karem: “Qui in Palestina le parentesi di violenza sono frequenti e gli abitanti ormai ci hanno fatto l’abitudine.” I coloni israeliani organizzano ronde nei confronti dei palestinesi, al confine della città vecchia. Spesso ci sono sparatorie e scontri in cui si affrontano parti a volte non meglio identificate.

Questo senso di sicurezza che si percepisce non è veritiero, ma ci si deve aggrappare per poter andare avanti. Bisogna scegliere: se avere paura o vivere”, racconta. A Firenze ci sono i suoi genitori, il suo gatto, i suoi amici, il suo lavoro, ma adesso Karem non riesce a fare previsioni sul suo ritorno. “In questo momento mi identifico come uno che cerca di dare voce, almeno in minima parte, ad alcune di quelle che sono le richieste del popolo palestinese.

Mentre continua lo spostamento di migliaia di persone dal nord verso il sud della Striscia di Gaza per ordine del governo israeliano, i rifornimenti di acqua, viveri ed elettricità sono bloccati, non per Hamas ma per l’intera popolazione civile. Gli ospedali non funzionano e i bombardamenti continuano. Per Karem, “se non sotto le bombe, le persone moriranno di fame e di sete. Anche prima di questi episodi la loro era una non vita, intervallata da piccoli attimi di normalità”.



[Fonte Wired.it]