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Pandoro-gate, Chiara Ferragni prosciolta perché non è stato riconosciuto il reato di truffa aggravata

di webmaster | Gen 14, 2026 | Tecnologia


Milano – Il 14 gennaio, l’influencer e imprenditrice Chiara Ferragni è stata prosciolta dal giudice della terza sezione penale di Milano, Ilio Mannucci Pacini, per improcedibilità in quanto non è stato riconosciuto il reato per truffa aggravata contestata dai pubblici ministeri nel processo noto alla stampa come Pandoro-gate e celebrato con rito abbreviato. Derubricato a truffa semplice, il capo d’accusa passa quindi da reato a querela di parte, che però è decaduta dopo il pagamento dei risarcimenti e il conseguente ritiro della querela da parte del Codacons.

“Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower”, ha detto Chiara Ferragni dopo la sentenza di proscioglimento, tra le telecamere e gli smartphone di cronisti e fotografi, appena fuori dall’aula. Nel processo erano coinvolti anche il suo ex braccio destro Fabio Maria Damato, e il presidente di Cerealitalia Francesco Cannillo. Per Ferragni e Damato era stata fatta una richiesta di condanna di un anno e otto mesi, mentre per Cannillo di un anno.

La vicenda giudiziaria

Il procedimento nasceva dalle indagini avviate dalla procura di Milano su alcune campagne commerciali a sfondo solidale promosse da Chiara Ferragni, nota imprenditrice e influencer italiana proprietaria della holding finanziaria Sisterhood Srl, che a sua volta possiede la società TBS Crew Srl e ha quote nella società Fenice Srl.

Il caso era esploso pubblicamente proprio nel dicembre 2023, dopo le sanzioni dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, e si era poi tradotto in un’inchiesta penale che aveva portato al rinvio a giudizio per truffa aggravata.

Secondo l’impianto accusatorio, la comunicazione delle iniziative aveva indotto i consumatori a credere che una parte del ricavato delle vendite dei prodotti fosse destinata direttamente alla beneficenza, mentre le donazioni sarebbero state in realtà già determinate a monte, indipendentemente, quindi, dall’andamento delle vendite. Un meccanismo che, per l’accusa, aveva generato a Ferragni, al suo ex braccio destro Fabio Maria Damato e al presidente di Cerealitalia Francesco Cannillo, tutti imputati, un ingiusto profitto complessivo superiore ai 2,2 milioni di euro.

Il pandoro, le uova di Pasqua e le campagne solidali

Il cuore della vicenda riguardava due operazioni commerciali. Una era quella del pandoro Pink Christmas, realizzato con Balocco e lanciato nel Natale 2022, legato una donazione all’ospedale Regina Margherita di Torino. L’altra riguardava le uova di Pasqua prodotte in collaborazione con Dolci Preziosi tra il 2021 e il 2022 e associate al progetto “Sosteniamo i bambini delle fate”.

In entrambi i casi, secondo la procura, il messaggio pubblicitario aveva creato un collegamento diretto tra l’acquisto del prodotto e il sostegno alle cause benefiche, senza chiarire in modo sufficiente che le donazioni non dipendevano dal numero di pezzi venduti. Una ricostruzione sempre respinta dalla difesa, che aveva sottolineato come le donazioni fossero state effettivamente realizzate e come, complessivamente, fossero stati devoluti in beneficienza circa 3,4 milioni di euro.

Il processo e le parti civili

Il processo si era aperto il 23 settembre 2025 davanti al Tribunale di Milano. Fin dalle prime udienze si era discusso delle modalità del procedimento e delle richieste di costituzione di parte civile avanzate da associazioni di consumatori e da un privato cittadino.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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