Paragon non collabora con le autorità italiane nella ricerca su attacchi spyware

Un recente report ha rivelato che Paragon Solutions, azienda israeliana accusata di fornire tecnologia per attacchi di spyware, sembra non avere intenzione di collaborare con le autorità italiane impegnate in un’inchiesta su una serie di attacchi informatici. Questo caso è emerso lo scorso anno, quando WhatsApp e Apple hanno avvisato alcuni cittadini italiani, tra cui giornalisti e attivisti, che i loro dispositivi erano stati compromessi da un software spia fornito da Paragon, noto come “Graphite”.

Uno scandalo in continua evoluzione

L’allerta di WhatsApp ha innescato un vero e proprio scandalo in Italia. Le vittime hanno presentato denunce penali, spingendo i pubblici ministeri a dare avvio a un’inchiesta. A partire da allora, è emerso un quadro complesso: Paragon, sebbene avesse inizialmente dichiarato la sua disponibilità a cooperare, ha rifiutato di rispondere a una richiesta ufficiale di informazioni da parte dei pm italiani. Secondo quanto riportato da Wired Italia, tale richiesta è stata inviata attraverso il governo israeliano, ma a un anno di distanza dall’inizio delle indagini, non ci sono state notizie da parte dell’azienda.

Le ripercussioni sul sistema di sicurezza italiano

Paragon aveva già manifestato il suo disappunto nei confronti del governo italiano, dopo che quest’ultimo aveva rifiutato l’offerta di cooperazione per indagare sull’hacking di un giornalista. La compagnia si è persino spinta fino a annullare i contratti con le agenzie di spionaggio italiane, AISE e AISI, contestando una collaborazione che sembrava promettente. La mancanza di risposta da parte di Paragon solleva interrogativi su possibili influenze esterne, tra cui potenziali pressioni da parte del governo israeliano che in passato ha cercato di ostacolare indagini simili in altri paesi.

Un panorama di sfide legali e etiche

La situazione non è isolata e si inserisce in un contesto più ampio di controversie sull’uso di spyware a livello globale. Paesi come la Spagna hanno già affrontato simili problematics, interrompendo inchieste a causa della scarsa cooperazione delle autorità israeliane. Inoltre, Paragon non è estranea ai contratti con agenzie governative statunitensi, il che solleva interrogativi etici sulle sue operazioni e sul suo impegno verso uno sviluppo di tecnologie più responsabili.

Nel frattempo, l’inchiesta italiana continua: alcuni giornalisti e attivisti, tra cui Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino, hanno documentato di essere stati effettivamente oggetto di attacchi con Graphite, mentre altri casi sono ancora sotto esame. Le agenzie investigative italiane hanno ribadito l’importanza di fare luce su questi attacchi, sollecitando una risposta concreta di Paragon.

Conclusione

La situazione attuale dimostra quanto sia precaria la sicurezza informatica in un contesto globale e quanto le aziende che producono software di sorveglianza debbano rispondere alle domande legate alle loro pratiche commerciali. È fondamentale che le autorità italiane continuino a lavorare per chiarire il ruolo di Paragon e affermare un sistema che tuteli i diritti dei cittadini contro attacchi informatici. Resta da vedere come si svilupperà questo caso e se Paragon deciderà di prendersi le sue responsabilità.