L’ombra dello spyware: Paragon ancora silenziosa sulla questione che coinvolge la giustizia italiana A più di un anno dallo scandalo sullo spionaggio di giornalisti e attivisti, la società Paragon non ha ancora fornito chiarezza sull’uso dei suoi spyware nel contesto…
L’ombra dello spyware: Paragon ancora silenziosa sulla questione che coinvolge la giustizia italiana
A più di un anno dallo scandalo sullo spionaggio di giornalisti e attivisti, la società Paragon non ha ancora fornito chiarezza sull’uso dei suoi spyware nel contesto italiano. Mentre la questione continua a far discutere, emergono dettagli inquietanti riguardo alla sorveglianza e ai contratti tra l’azienda e le autorità nazionali.
I segnali inquietanti
Il 29 aprile 2025, Apple ha allertato alcuni clienti italiani riguardo a un possibile attacco da parte di un “attaccante sofisticato”, senza però rivelare dettagli specifici. Tra gli avvertiti si trova Ciro Pellegrino, giornalista di Fanpage, che a giugno ha ricevuto conferma da Citizen Lab della presenza di Graphite sul suo telefono con un “alto grado di confidenza”. Questa notizia solleva interrogativi sulla portata dell’uso della tecnologia di Paragon in Italia, dove risultano attualmente due contratti in essere con le autorità: uno con l’Aisi, l’intelligence interna italiana, e uno con l’Aise, per un totale di 2 milioni di euro. Il contratto con l’Aise è particolarmente significativo, poiché consente di intercettare più obiettivi anche al di fuori dei confini nazionali.
Indagini e ombre
Le autorità italiane stanno esplorando collegamenti tra questo caso e le indagini su Giuseppe Del Deo, ex vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis). Si sospetta che Del Deo possa aver utilizzato strumenti e banche dati dei servizi segreti per scopi personali. Un decreto di perquisizione del 17 aprile 2026, diffuso da Wired Italia, menziona un “prodotto israeliano”, chiaramente un riferimento a Graphite, il sistema di sorveglianza di Paragon.
In questo scenario, il rimpallo di responsabilità tra l’azienda e lo Stato italiano è stato evidente. In una dichiarazione rilasciata a febbraio 2025 dal quotidiano israeliano Haaretz, la Paragon ha sostenuto di aver proposto alle autorità italiane un metodo per verificare gli eventi legati allo scandalo, interrompendo i contratti solo dopo il loro rifiuto. Tuttavia, il Copasir, comitato parlamentare che supervisiona i servizi segreti, ha contrastato questa narrazione, affermando che la decisione di terminare i rapporti era stata un processo reciproco, giustificando che il supporto tecnico di Paragon non era necessario.
Contraddizioni e mancanza di trasparenza
Le affermazioni del Copasir si sono scontrate con la realtà. Il comitato ha affermato che il giornalista Cancellato non era bersaglio di Graphite, mentre Ciro Pellegrino è rimasto in ombra. Solo a febbraio 2026, e dopo nuove analisi forensi richieste dalle procure di Roma e Napoli, il Copasir ha mostrato segni di una parziale retromarcia. Sono state trovate “anomalie compatibili con l’uso di Graphite” nelle comunicazioni WhatsApp di tre telefoni, collegati a due attivisti di Mediterranea e a Cancellato, suggerendo che la questione della sorveglianza è solida e complessa.
Conclusione
In un momento in cui le tecnologie digitali giocano un ruolo sempre più cruciale nella società, lo scandalo legato a Paragon mette in luce la necessità di una maggiore trasparenza e responsabilità nell’uso degli spyware. Mentre la giustizia italiana continua a indagare, resta fondamentale per i cittadini e i professionisti della comunicazione mantenere alta l’attenzione su questi temi, che non coinvolgono solo gli individui ma anche la protezione della libertà di stampa e dei diritti civili nel nostro paese. La mancanza di risposte da parte di Paragon potrebbe avere ripercussioni significative non solo per economie e governi, ma per il tessuto democratico stesso.
