Tra di loro c’è Stripe: l’operatore di pagamenti digitali non ha intenzione di cambiare mestiere ma, avendo acquisito l’infrastruttura di Bridge per pagare tramite stablecoin, vuole diventare pienamente autonoma su alcune funzioni chiave. Per Circle, l’emittente della seconda maggiore stablecoin ancorata al dollaro dopo quella di Tether, diventare una banca significa poter dialogare alla pari con gli altri attori del sistema finanziario, scrollandosi di dosso le diffidenze che circolano sul mondo crypto.

Nel frattempo, le grandi aziende dei pagamenti e della tecnologia (PayPal in testa) guardano con interesse alla formula della industrial loan company, perché offre una via d’accesso alla raccolta di depositi senza subire le regole ferree pensate per le grandi holding bancarie. La prima a ottenere il via libera è stata SmartBiz Loans, una fintech con sede a San Francisco nota soprattutto per i prestiti alle Pmi, che ha fatto il “salto” (diventando SmartBiz Bank) attraverso l’acquisizione di un’altra banca. In lista d’attesa c’è anche la controllata a stelle e strisce della casa automobilistica Nissan.

Quello di banca è un mestiere difficile, e le neobank europee lo dimostrano

Il confine tra fintech e banca è molto più duro da attraversare di quanto sembri. Nel Vecchio continente, Revolut ha la licenza bancaria valida nello spazio economico europeo ma sta faticando da anni per ottenerla dalle autorità britanniche. La super app di servizi finanziari, dunque, vive un paradosso. Pur avendo una valutazione di 75 miliardi di dollari (più di Barclays, per intenderci) e 65 milioni di clienti in 60 Paesi, nel Paese in cui è nata non può raccogliere depositi veri e propri, né offrire mutui e prestiti alle imprese.

E la licenza è solo il primo scoglio da superare. La tedesca N26, fondata nel 2013, vanta 5 milioni di clienti e 1,8 miliardi di dollari raccolti dagli investitori. Ma gli ultimi anni li ha chiusi tutti in perdita, per via degli enormi investimenti in tecnologie e compliance. È anche stata sottoposta per due volte alla nomina di un supervisore esterno da parte dell’autorità di vigilanza tedesca (la BaFin). La prima, nel 2021, ha dovuto pagare una multa per carenze nei controlli antiriciclaggio e ha deciso di focalizzarsi sull’Europa lasciando perdere gli Stati Uniti. La seconda, recentissima (risale a dicembre 2025), ha ricevuto l’ordine di rimpinguare le proprie riserve di capitale e fermare l’offerta di nuovi mutui nei Paesi Bassi. Questo perché la BaFin ha riscontrato “gravi carenze, in particolare nella gestione dei rischi e dei reclami e nell’organizzazione dell’attività di concessione del credito”.

Cosa succede al sistema finanziario quando si moltiplicano le banche

Ma questo proliferare di nuove banche è un bene o un male? La risposta, tanto per cambiare, è “dipende”. Nella colonna dei pro possiamo mettere l’aumento della concorrenza che inevitabilmente allarga la gamma dei servizi disponibili e abbassa i prezzi delle commissioni. Per chi usa le app fintech, inoltre, fa una grande differenza il fatto che i depositi godano o meno della garanzia della Fdic, fino a un massimo di 250mila dollari, in caso di fallimento dell’operatore.

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