Insomma, un paradosso. Ma pericoloso. Perché a quel punto, cosa fai come sviluppatore? Ti adegui al regime che sai destinato al cestino, ma di fatto di prossima applicazione, o attendi le modifiche, esponendoti al rischio di essere inadempiente? O stabiliamo un gentleman agreement per cui tutto è sospeso, in questo interregno? E a quel punto, cara Commissione, per quanto tempo potrai permetterti il lusso delle parentesi?
I 3 dossier caldi
Ecco perché il tempo giocherà un ruolo chiave in questo negoziato. Anche perché più strette saranno le scadenze, minore sarà la tentazione di ritoccare altri pezzi della legge. Sono tre i passaggi più delicati dei nove individuati dal Digital omnibus.
Primo: l’opzione per chi sviluppa di sistemi di AI considerati ad alto rischio di auto-esentarsi da questa classificazione, senza registrarli in un albo pubblico. Di fatto, significa smontare l’architettura dell’AI Act che etichetta i modelli di intelligenza artificiale in base all’impatto sulla società. Chi si denuncerà come alto rischio, se basterà l’auto-certificazione per sottrarsi ai controlli? A quel punto, tutto il sistema di monitoraggio da parte delle autorità di mercato non sta in piedi. Sul tavolo c’è una mediazione per obbligo di documentazione e per controlli a campione.
Secondo nodo caldo: l’uso dei dati sensibili per correggere i bias. La proposta è che anche informazioni sanitarie, etniche, personali, biometriche possano essere usate per ridurre i pregiudizi degli algoritmi. Per come è messa giù dal Digital omnibus, però, è molta vaga e lascerebbe ai grandi sviluppatori una backdoor per acquisire tutti i dati che finora gli erano preclusi. Anche in questo caso, sul tavolo ci sono proposte per mantenere qualche paletto. Così come per la terza modifica critica, quella dell’alfabetizzazione a carico degli Stati.
Brando Benifei, eurodeputato del gruppo dei Socialisti e democratici e relatore dell’AI Act, apre ad alcuni interventi. “Rispetto alla semplificazione a favore di startup e piccole e medie imprese e dei poteri dell’AI Office mi trovo d’accordo – dice a Wired -. Il nostro obiettivo è non smantellare le tutele fondamentali dei diritti”.
Il trionfo dell’AI Pact
Quando a gennaio fischierà l’inizio della revisione dell’AI Act, la Commissione dovrà giocare non solo sul tavolo del dibattito politico, ma anche nella trattativa con gli Stati e in quella con le aziende. Ai primi deve tirare le orecchie, perché la maggior parte non ha ancora nominato le autorità nazionali deputate a sorvegliare l’applicazione del regolamento. Solo otto su 27 hanno indicato i responsabili per il monitoraggio dei mercati (e mancano all’appello nomi di peso come Germania e Francia, mentre l’Italia c’è con la sua Agenzia per la cybersicurezza nazionale).


