[ad_1] Leggere tutte le privacy policy (termini e condizioni) che incontriamo online è, di fatto, impossibile. Non per pigrizia, ma per matematica: una ricerca pubblicata nel 2023 sulla rivista Information stima che l’utente medio si trovi davanti a una quantità…
Leggere tutte le privacy policy (termini e condizioni) che incontriamo online è, di fatto, impossibile. Non per pigrizia, ma per matematica: una ricerca pubblicata nel 2023 sulla rivista Information stima che l’utente medio si trovi davanti a una quantità di documenti legali tale da richiedere fino a circa 400 ore di lettura l’anno.
Non sorprende quindi che quasi nessuno lo faccia. Secondo il Pew Research Center, solo il 9% degli adulti statunitensi dichiara di leggere sempre le privacy policy prima di accettarle, mentre il 36% ammette di non farlo mai. Il risultato è un paradosso strutturale dell’economia digitale: accettiamo contratti giuridicamente vincolanti con un clic automatico. È su questo squilibrio che si inserisce la startup Termzy AI, una nuova estensione per browser fondata da Giulio Pavesi, studente piemontese oggi iscritto alla University of Amsterdam. Wired Italia lo ha raggiunto per capire cosa fa realmente questo strumento, quali problemi prova a risolvere e quali limiti presenta.
Contratti a prova di AI
Termzy AI è un’estensione che interviene quando l’utente si trova davanti a termini di servizio o a una privacy policy. Con un clic, il testo viene analizzato da un sistema di intelligenza artificiale che ne produce un riassunto in linguaggio più semplice, evidenzia clausole potenzialmente critiche e assegna valutazioni numeriche su alcuni parametri.
L’obiettivo è ridurre quella distanza tra la complessità del linguaggio legale e la fretta quotidiana degli utenti. “Accettiamo quotidianamente termini e condizioni senza leggerli, ma questa superficialità può avere conseguenze reali – spiega Pavesi –. Registrandoci a molti siti possiamo dare inconsapevolmente il consenso alla vendita dei nostri dati personali a terze parti, esponendoci a rischi come spam, discriminazione algoritmica o condizioni contrattuali molto svantaggiose”.
Il riferimento non è solo alla profilazione pubblicitaria. In molte privacy policy è prevista la possibilità di condividere dati con partner o fornitori terzi; in altri casi le limitazioni di responsabilità possono ridurre drasticamente i diritti dell’utente in caso di danni o disservizi. “Quando riceviamo un contratto via email solitamente lo leggiamo con attenzione – osserva Pavesi – . Poi firmiamo online contratti lunghissimi con società internazionali che hanno un impatto enorme sulle nostre vite, senza leggerne una riga”.
Termini e condizioni di fiducia
L’estensione distingue tra termini contrattuali e privacy policy. Nel primo caso analizza clausole su responsabilità, rimborsi, limitazioni e diritti d’autore; nel secondo si concentra su raccolta, conservazione e condivisione dei dati personali. Il risultato viene sintetizzato in quattro indicatori: tutela dei dati, equilibrio tra le parti, trasparenza e leggibilità, conformità normativa rispetto ai principali quadri europei, come il General data protection regulation (Gdpr) e il Digital services Act.
