[ad_1] Manca poco più di un anno alle prossime elezioni politiche in Italia ed è tempo di iniziare a porsi una domanda: è possibile regolare l'AI prima del voto? Arriveremo pronti per affrontare l’ondata di propaganda alimentata da fake news…
Manca poco più di un anno alle prossime elezioni politiche in Italia ed è tempo di iniziare a porsi una domanda: è possibile regolare l’AI prima del voto? Arriveremo pronti per affrontare l’ondata di propaganda alimentata da fake news e deepfake? C’è una proposta di legge, depositata alla Camera da gennaio 2025, che si propone proprio di regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale nelle campagne elettorali e referendarie, con un divieto esplicito di deepfake, obbligo di etichettatura dei contenuti generati dall’AI e sanzioni penali (fino a quattro anni di reclusione) per chi li diffonde intenzionalmente per alterare il voto.
O forse è il caso di dire che c’era perché sul testo, presentato da un gruppo di deputati del Partito democratico, con la vicepresidente della Camera Anna Ascani come capofila, è giunto in settimana il parere negativo da parte della maggioranza in Commissione: il testo risale a oltre un anno fa, spiega Russo nel suo parere, “e nel frattempo il quadro normativo è cambiato. Il Parlamento ha già approvato la cosiddetta legge AI Act italiana che ha introdotto nel Codice penale il reato di diffusione illecita di contenuti deepfake, in vigore dal 10 ottobre scorso”.
Il deepfake nella campagna referendaria
Proposta di legge superata dagli eventi, dunque? “Fatevi un giro sui social in queste ore, a ridosso del referendum”, suggerisce Ascani, contattata da Wired Italia, “e vedete se la legge delega è efficace…”. Il problema, nella sua lettura, non è la sovrapposizione normativa ma un vuoto preciso: mancano regole certe per le piattaforme social nel perimetro della propaganda politica, e manca una responsabilità chiara in capo ai gestori quando circolano contenuti manipolati durante una campagna. “La legge delega fa qualcosa, ma non è abbastanza specifica”.
Lo stesso Paolo Emilio Russo, esponente di Forza Italia, anche lui contattato da Wired, ha aperto a un possibile tavolo comune per riscrivere la norma, riconoscendo la legittimità del problema e la qualità della sollecitazione di Ascani, ma ha sollevato ostacoli tecnico-giuridico. Tra cui, oltre a quello della sovrapposizione normativa interna, anche la presenza del regolamento AI Act dell’Ue che diventerà pienamente operativo nell’agosto 2026. E rispetto al testo proposto dai parlamentari dem, spiega Russo, “è anche stato rilevato un allineamento non perfetto con la governance europea”. Tra i rilievi tecnici sollevati dal parere, il fatto che mentre l’AI Act europeo regola i sistemi di intelligenza artificiale valutando caso per caso il rischio concreto, la proposta Ascani introdurrebbe divieti assoluti a prescindere da ogni valutazione. E poi la governance: la proposta attribuisce all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agco)m poteri di vigilanza senza coordinamento con le autorità nazionali già designate per applicare l’AI Act né con l’AI Office europeo, rischiando di generare conflitti di competenza.
Maggioranza aperta, governo chiuso
Ascani però ribatte però puntualmente nel merito. “Io sono disposta a riscrivere la legge, ho presentato emendamenti per uniformare la normativa alle leggi europee esistenti e all’Ai Act, quindi non c’è una giustificazione a non normare. Per esempio, vogliamo individuare un’autorità diversa dall’Agcom? Se ne può discutere”. Ma dal governo, a differenza di quanto avvenuto con il relatore Russo “che è sempre stato molto disponibile”, non è arrivata nessuna risposta concreta in tutti questi mesi. “L’attesa si è risolta in silenzio. È evidente che c’è un imbarazzo, perché il tema è reale e non possono negarlo”.
Oggi il 75% degli italiani è sui social e si informa più lì che sui giornali. “E quei canali sono esposti a interferenze esterne” come ha dimostrato il caso rumeno di dicembre 2024, quando la Corte costituzionale di Bucarest ha annullato il primo turno delle presidenziali ritenendo che la campagna fosse stata compromessa da manipolazioni digitali. “Non siamo assolutamente in grado di difenderci,” spiega Ascani. “Se capitasse anche da noi, una risposta non ce l’abbiamo”.
Gli scenari verso il 2027
Al momento, segnala Russo, il calendario parlamentare compresso – con molti decreti in arrivo a marzo – non ha lasciato tempo sufficiente per limare le discordanze e trovare un testo condiviso.
