Quando un colosso come Amazon finisce sotto ispezione congiunta del Garante della privacy e dell’Ispettorato del lavoro il tema non è mai solo la tecnologia usata, ma il potere che questa tecnologia esercita sui lavoratori. È da qui che partono i controlli avviati nei centri logistici di Passo Corese (Rieti) e Castel San Giovanni (Piacenza), dopo le segnalazioni che hanno riguardato videosorveglianza, dati personali e monitoraggio delle performance.
Amazon sotto ispezione in Italia
Non si tratta di un fulmine a ciel sereno, dunque, bensì la conseguenza di svariate segnalazioni interne, denunce sindacali e inchieste giornalistiche. “Non è un’ispezione casuale – ha spiegato Cristiano Bonelli, dirigente nazionale per la logistica dell’Unione generale del lavoro (Ugl) – ma il risultato di varie segnalazioni e richieste rimaste senza risposta”.
Il sospetto è che l’uso della tecnologia sembra aver superato la linea che separa l’organizzazione del lavoro dal controllo dei lavoratori. Il punto, quindi, non è se Amazon possa usare strumenti tecnologici avanzati nei suoi magazzini, ma con quale fine. La legge, infatti, ne consente l’utilizzo, ma il nodo da sciogliere è come questi strumenti vengano utilizzati. Lo Statuto dei lavoratori, all’articolo 4, impone informativa, accordi sindacali o autorizzazioni dell’Ispettorato del lavoro e vieta controlli occulti o sproporzionati. E quando entrano in gioco i dati personali, il Gdpr rafforza ulteriormente questi limiti.
Secondo l’Unione generale del lavoro, le criticità si sarebbero concentrate proprio su questo punto. Bonelli svela un passaggio chiave legato alle dinamiche interne al magazzino di Passo Corese: “Abbiamo chiesto per mesi quante telecamere fossero installate. Prima il silenzio, poi i dinieghi. Solo dopo un ricorso siamo riusciti a saperlo: 798 telecamere in un solo impianto”. Un numero che, osserva, “forse si trova in un carcere o in un sito sensibile, non in un magazzino dove si impacchettano merci”.
I lavoratori “non sono sereni”
Al di là dei numeri, a rappresentare un campanello dall’allarme è stata l’aria che si respirava nei reparti. Bonelli ha descritto come nelle assemblee e nei colloqui, i dipendenti si comportassero diversamente dagli altri lavoratori. Erano “più incupiti, sempre molto attenti, come se fossero costantemente sotto pressione”. Una sensazione che, secondo Bonelli, nasce dal sentirsi osservati anche nei momenti più banali. “Sanno di avere telecamere ovunque, anche nei corridoi che portano ai bagni, non si parla più solo di sicurezza, ma di controllo”.
Uno dei capitoli più delicati, infatti, riguarda proprio i tempi di permanenza ai servizi igienici. Bonelli racconta di numerosi procedimenti disciplinari: “Arrivano lettere a casa dei lavoratori per contestare sette, otto o nove minuti passati al bagno. Noi rispondiamo continuamente con l’articolo 7 – ovvero giustificazioni che il lavoratore dà quando riceve una segnalazione – per difenderli”.
Produttività come fosse un “gioco” senza vincitori
C’è poi il tema dei sistemi digitali che trasformano la produttività in competizione. Bonelli racconta di schermi sulle postazioni, classifiche in tempo reale, “giochi” che premiano chi chiude più pacchi. “Ti mettono in concorrenza con i colleghi ma non c’è un premio, non c’è un accordo di secondo livello, non c’è welfare. È solo un invito a produrre di più e, quasi, alla ludopatia, senza nulla in cambio”. Un modello che il sindacato contesta non solo sul piano contrattuale, ma anche su quello della dignità del lavoro.
Liste interne e dati sensibili
Tra le segnalazioni finite sul tavolo degli ispettori ci sarebbero anche presunte liste interne con annotazioni sui dipendenti. “Elenchi Excel con nomi e note: questo è sindacalista, questo ha problemi familiari”, racconta Bonelli. “Se scrivi “sindacalista”, non è gestione del personale: è tenere le persone sotto osservazione”. Un aspetto che, se accertato, aprirebbe scenari delicati sul trattamento dei dati sensibili e sulla libertà sindacale.
La risposta di Amazon alle ispezioni
Amazon, da parte sua, ribadisce la disponibilità a collaborare con le autorità e afferma di accogliere con favore ogni verifica, sottolineando il proprio impegno alla trasparenza e al rispetto del quadro normativo. “Amazon collabora costantemente con le autorità competenti, accogliendo con favore ogni verifica o richiesta di chiarimento sulle proprie pratiche operative. La trasparenza e il dialogo costruttivo con le istituzioni rappresentano pilastri fondamentali del nostro approccio aziendale in Italia. Siamo pienamente disponibili a fornire tempestivamente qualsiasi documentazione, dato o chiarimento richiesto, e ci impegniamo a mantenere una collaborazione positiva e continuativa con tutte le autorità coinvolte, nel rispetto del quadro normativo vigente”, ha dichiarato l’azienda.
Le ispezioni sono in corso e potrebbero richiedere settimane e non è detto che gli esiti vengano resi pubblici. Ma per il sindacato il segnale è già chiaro: “Il punto non è colpire Amazon – conclude Bonelli – ma far passare un principio: le regole valgono per tutti, anche per il colosso più grande”.


