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Perché facciamo scelte sbagliate? Uno studio spiega che il nostro cervello in alcuni casi è lento a recepire i cambiamenti

di webmaster | Gen 15, 2026 | Tecnologia


La saggezza popolare in tema di scelte sbagliate suggerisce che l’esperienza insegna a non ripetere gli stessi errori. O almeno dovrebbe. Sbagliando si impara e ancora sbagliare è umano ma perseverare è diabolico. Ma compiere o meno scelte sbagliate è un processo complesso, e in alcuni casi la ripetizione di un errore sarebbe dovuta a una sorta di rallentamento del processo con cui il nostro cervello impara.

Che cosa può guidare una scelta

A raccontare cosa si cela dietro la tendenza a ripetere scelte sbagliate in alcune persone è oggi uno studio italiano da poco pubblicato su Journal of Neuroscience. Il punto di partenza è la considerazione del fatto che non tutti, o meglio non sempre, ci comportiamo allo stesso modo quando dobbiamo prendere una decisione. Negli animali per esempio, spiegano in apertura del loro articolo, si possono distinguere atteggiamenti di apprendimento da goal-trackers e sign-trackers. Nel primo caso le scelte sono indirizzate verso l’obiettivo e la ricompensa, nel secondo per avere accesso alla ricompensa ci si affida a degli indizi, dei segni nell’ambiente, a essa collegati (cosiddetti indizi pavloviani). Ma i segni possono cambiare, perdere di significato, portarci lontano dall’obiettivo, eppure, come spiegano i ricercatori, alcuni individui continuano a farci affidamento.

Le persone compiono scelte in modi diversi

Il team di Sara Garofalo e Giuseppe di Pellegrino dell’Università di Bologna ha osservato che anche le persone si dividono in queste due tipologie di apprendimento. “Da un lato ci sono i goal-trackers, ovvero persone che si basano maggiormente su ciò che hanno imparato attraverso l’esperienza diretta, e dall’altro ci sono i sign-trackers, che tendono invece a fissarsi e a lasciarsi guidare dagli stimoli predittivi”, ha spiegato Pellegrino.

Questo è quanto emerso infatti da una serie di esperimenti con una sorta di slot machine, condotti su 60 partecipanti, chiamati a giocare facendo o meno affidamento su dei segni indicativi di vincita, o su accesso diretto alla ricompensa tramite un’azione. Gli autori hanno osservato che anche quando i segni non portavano più a nessuna ricompensa, alcuni li utilizzavano per guidare (sbagliando) le loro scelte. La domanda che si sono fatti i ricercatori a questo punto è stata: perché?

Possibili applicazioni cliniche

Gli studi condotti dai ricercatori – basati tanto sul tracciamento dello sguardo e le risposte delle pupille che su analisi computazionali, scrivono – suggeriscono che queste persone siano più lente a recepire cambiamenti nel significato degli indizi. “Fanno più fatica ad aggiornare rapidamente il valore di questi segnali quando la situazione cambia – dice in merito di Pellegrinocontinuano a comportarsi come se certi stimoli fossero ancora significativi, anche quando non lo sono più”.

“La nostra indagine ci permette di comprendere meglio perché alcune persone sono più vulnerabili a comportamenti disfunzionali come le dipendenze, le compulsioni o altre difficoltà di controllo delle scelte”, ha aggiunto Garofalo. Ma non solo: secondo gli studiosi quanto osservato in tema di scelte potrebbe avere interessanti applicazioni cliniche, magari cercando di capire se sia possibile intervenire – con farmaci, psicoterapia o stimolazioni cerebrali, per esempio – per modificare questo comportamento nelle persone in cui si rivela maladattativo, concludono.



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Scritto da Flavio Perrone, consulente informatico e appassionato di tecnologia e lifestyle. Con una carriera che abbraccia più di tre decenni, Flavio offre una prospettiva unica e informata su come la tecnologia può migliorare la nostra vita quotidiana.

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