I nitriti dei cavalli sono stati a lungo un interrogativo difficile da spiegare per gli scienziati. Il punto è: sono strani, perché contengono sia basse che alte frequenze. Come e perché i cavalli riescono a produrre questi nitriti? La risposta è stata pubblicata di recente sulla pagine di Current Biology.
La doppia natura dei nitriti dei cavalli
La compresenza di queste due diverse caratteristiche nei nitriti dei cavalli si chiama bifonazione, ed è una caratteristica presente in diverse specie animali ma in maniera sporadica, scrivono gli autori, un team sparso tra Francia, Austria, Svizzera e Danimarca. Il ruolo della bifonazione nel regno animale, e quindi presumibilmente anche nei cavalli, è di consentire forme di comunicazione più ricche, proseguono gli esperti. Il punto è: come nasce questa capacità? Nello specifico, se le basse frequenze si producono con la vibrazione delle corde vocali, come riescono i cavalli a produrre le alte frequenze? Quale è il meccanismo che li rende diversi da asini e zebre, prossimi parenti non dotati delle stesse capacità vocali?
Il punto infatti è che, considerata la loro stazza, non ci si aspetterebbero dai cavalli suoni con frequenze maggiori di 100 Hz, mentre quelli dei nitriti arrivano a 1500 Hz. Per capire come riuscissero a farlo i ricercatori hanno esaminato in dettaglio l’anatomia della laringe dei cavalli con analisi di imaging dettagliate (come tac ed endoscopia in real time), analizzato i suoni emessi da animali con problemi alla laringe, ed effettuato dei test in laboratorio usando laringi escisse da animali deceduti.
Il fischio nascosto nei nitriti
“In passato, abbiamo scoperto che queste due frequenze sono importanti per i cavalli, poiché trasmettono messaggi diversi sulle emozioni dell’animale. Ora abbiamo prove convincenti che sono prodotte anche attraverso meccanismi distinti”, ha commentato Elodie Briefer dell’Università di Copenaghen, tra gli autori del paper. Combinando i diversi approcci di studio, e soprattutto grazie ai test per la produzione in laboratorio di suoni sulle laringi escisse utilizzando flussi di aria ed elio, i ricercatori hanno infatti confermato l’ipotesi secondo cui i suoni ad alte frequenze sono prodotti da una sorta di meccanismo a fischio, diverso appunto da quello che regola la produzione dei suoni a basse frequenze.
Nel loro studio, spiegano, hanno usato l’elio, meno denso dell’aria, perché i fischi sono sensibili alla densità del mezzo di propagazione del suono, al contrario dei suoni emessi dalle vibrazioni delle corde vocali. Le alte frequenze con l’elio infatti si spostavano in alto, come hanno osservato. “Questa sorgente sonora (del fischio, nda) può combinarsi con il sistema ancestrale di vibrazione delle corde vocali per creare un segnale bifonico complesso – si legge nelle conclusioni – evidenziando la straordinaria flessibilità adattiva del sistema di produzione vocale laringeo dei mammiferi”. E spiegando così questa doppia natura dei nitriti dei cavalli.

