I Limiti del Digital Services Act: Perché Non Rende Le Piattaforme Davvero Trasparenti

Il Digital Services Act (DSA) rappresenta un passo significativo verso una maggiore trasparenza nelle piattaforme digitali. Introduce importanti misure come l’accesso ai dati per i ricercatori e la valutazione dei rischi sistemici. Tuttavia, questi strumenti da soli non garantiscono un’adeguata osservazione e comprensione di come funzionano realmente queste piattaforme. Ciò evidenzia la necessità di sviluppare un linguaggio comune e una struttura di riferimento che permetta di trasformare dati e rapporti in conoscenza utile e fruibile.

La Complessità della Trasparenza Piattaformica

Con l’avvio del DSA, previsto per l’autunno del 2025, i ricercatori autorizzati avranno la possibilità di richiedere l’accesso ai dati delle Very Large Online Platforms (VLOP) attraverso il nuovo Data Access Portal. Questo rappresenta un miglioramento significativo rispetto a un sistema basato su accordi bilaterali e opacità. Tuttavia, l’accesso ai dati e le autovalutazioni richieste alle piattaforme non sono sufficienti per garantire trasparenza. Serve una comprensione più profonda su come i dati siano raccolti e interpretati; un quadro normativo da solo non basta. Anche in Italia, dove le piattaforme operano in un contesto di crescente attenzione alle conseguenze sociali e politiche dei contenuti online, l’assenza di standard condivisi rende difficile interpretare e confrontare i risultati di diversi studi e audit.

La Necessità di Protocolli Condivisi

Non è sufficiente semplicemente raccogliere dati; è fondamentale sapere cosa misurare e come farlo. Senza protocolli di osservazione e indicatori condivisi, ogni studio potrebbe produrre conclusioni diverse, rendendo difficile un’analisi comparativa. Pensa, per esempio, a come si misura l’efficacia delle misure di mitigazione dei contenuti problematici: una piattaforma può affermare di aver ridotto il rischio, ma senza criteri di confronto, tale affermazione resta priva di valore. Questo problema riguarda anche contesti specifici come quello italiano, dove è essenziale garantire che aziende e utenti possano beneficiare di report chiari e verificabili.

La Trasformazione dei Dati in Conoscenza

L’esperienza in altri settori regolati, come quello bancario e sanitario, mostra che la semplice raccolta di dati non è sufficiente. In questi ambiti ci sono ben definiti protocolli e metodologie che garantiscono la comparabilità e la replicabilità delle informazioni raccolte. Per il DSA, ciò significa sviluppare strumenti che permettano di interpretare i dati in modo uniforme, come cataloghi di dati indipendenti e indicatori standardizzati. Ciò non implica la creazione di un’agenzia centralizzata, ma piuttosto l’implementazione di linee guida e pratiche comuni.

Conclusioni Pratiche

Il DSA ha il potenziale per migliorare la trasparenza nelle piattaforme digitali, ma necessità di ulteriori sviluppi per diventare veramente efficace. Una governance adeguata richiede una capacità pubblica di osservazione che non si fonda unicamente sulla raccolta di dati, ma anche sulla capacità di interpretarli e confrontarli. Editoriali e report sono fondamentali, ma per produrre una conoscenza realmente utile è necessario che ci siano strutture solide e condivise. In un panorama digitale in continua evoluzione, è cruciale che l’Europa e, in particolare, l’Italia, non si limitarino a inseguire le piattaforme, ma che siano in grado di governarle in modo informato ed efficace.