Guasto al bagno: non è il primo
Il recente guasto al bagno a bordo della capsula Orion è solo l’ultimo di una lunga serie. Tra gli episodi più famosi, ricordiamo, c’è quello che si è verificato a novembre 2019, quando appunto l’equipaggio a bordo della Stazione spaziale internazionale ha affrontato un inconveniente molto spiacevole, seppur gestibile: i due bagni, infatti, si sono rotti in contemporanea, costringendo gli astronauti a usare temporaneamente, come procedura di emergenza, i dispositivi di raccolta urine (Ucd, urine collection device), simili a pannoloni, che vengono indossati durante le cosiddette passeggiate spaziali.
Perché può essere un problema molto più serio
Sebbene possa sembrare una semplice scocciatura, nello Spazio un guasto al bagno può diventare un serio problema. Oltre al fatto che gli astronauti devono dedicare tempo per ripararlo, nella navicella non c’è gravità e quindi, se i sistemi di aspirazione dei rifiuti, sia liquidi che solidi, non funzionano, questi rifiuti potrebbero disperdersi nella cabina, aumentando il rischio di contaminazioni nell’ambiente e di infezioni per gli astronauti. A tal proposito ricordiamo l’incidente a bordo dell’Apollo 10, che passò alla storia con la conversazione tra gli astronauti: “E quello da dove viene? Dammi un fazzoletto, veloce. C’è un escremento che galleggia in aria”. Per ultimo, ma non meno importate, l’urina viene trasformata tramite dei sistemi appositi in acqua potabile e quindi, se il bagno non funziona, viene a mancare una parte sostanziale della produzione d’acqua.


