È una dinamica che chiarisce perché molte banche stiano investendo in soluzioni intermedie, con l’obiettivo di sviluppare competenze interne e modelli pronti per la scalabilità. A tal proposito, un recente report del World Economic Forum, realizzato con Accenture, individua tre assi di applicazione: quantum computing per rischio e ottimizzazione, sicurezza e comunicazioni quantistiche, sensing per misure ad alta precisione. I primi due sono quelli in cui nelle banche le sperimentazioni sono già più avanzate. In Turchia, la banca Yapı Kredi ha utilizzato l’hardware di D‑Wave per modellare il rischio su reti di piccole e medie imprese, esplorando migliaia di scenari per individuare potenziali punti di fragilità e riducendo drasticamente i tempi di calcolo. Sul fronte della sicurezza, Hsbc sta testando tecnologie quantum‑secure – dalla crittografia post‑quantum, ossia pronta a resistere anche a tentativi d’attacco potenziati dalla computazione quantistica, ai generatori quantistici di numeri casuali – per proteggere transazioni su asset tokenizzati, con l’obiettivo di garantire interoperabilità tra blockchain, conformità regolatoria e maggiore liquidità. In Spagna, Banco Sabadell ha avviato un progetto di crypto‑agility per valutare la migrazione dei propri sistemi verso algoritmi resistenti agli attacchi di futuri computer quantistici.
Anche a livello istituzionale il quadro converge. Secondo un’indagine condotta nel 2025 dalla Banca di Finlandia su banche, assicurazioni e gestori, ci sono aspettative elevate su rischio, sicurezza e investimenti, a fronte di un numero ancora limitato di test pratici. Il filo comune è la cautela operativa: “Non è una corsa all’annuncio”, sottolinea a Wired Corbelletto. “Si tratta una serie di sperimentazioni mirate su ambiti dove il valore potenziale è più alto, e proprio le esperienze di altre banche mostrano che il settore sta costruendo competenze in modo graduale, consapevole dei limiti tecnologici attuali”.
In uno scenario di coopetizione, con un delicato equilibrio tra cooperazione e competizione, si moltiplicano intanto pubblicazioni scientifiche, premi e classifiche. La Evident quantum leaderbord delle banche vede al primo posto l’inarrivabile J.P. Morgan, e seconde a pari merito la già citata Hsbc insieme a Intesa Sanpaolo, che si è aggiudicata inoltre il Premio AIFIn (Financial Innovation – Italian Awards) grazie anche a una lunga serie di paper scientifici sul tema, da Quantum Reports a Entropy fino a Ieee Engineering Management Review.
Perché l’hardware quantistico non è pronto
Nonostante i progressi degli ultimi anni, il quantum computing resta vincolato a problemi strutturali. Gli stati quantistici dei qubit sono intrinsecamente fragili: la cosiddetta decoerenza ne limita la durata, la correzione degli errori è ancora agli inizi e la scalabilità richiede materiali e architetture costose. “Oggi il vero collo di bottiglia non sono gli algoritmi, ma l’hardware”, sintetizza Corbelletto. “È una situazione paragonabile ai primi anni dei transistor: la tecnologia c’è, ma non è ancora industrializzabile su larga scala”.


